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	<title>Ercolano - Tappe del Grand Tour di Goethe - Unreal Goethe</title>
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	<description>Italienische Reise 4.0</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 17:28:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ercolano - Tappe del Grand Tour di Goethe - Unreal Goethe</title>
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		<title>La terza salita al Vesuvio, la lava</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:41:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una colata invisibile da Napoli scende verso Ottaviano: terza salita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-terza-salita/">La terza salita al Vesuvio, la lava</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una colata invisibile da Napoli scende verso Ottaviano: terza salita. Sotto il cono la lava esce dal fumo e scorre in un canale che si costruisce da sé, «come un ruscello di mulino»; Goethe sta sulla crosta rappresa finché il calore lo respinge. Al tramonto: il terribile e il bello si annullano a vicenda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 20 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-20-neapel-0144" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia che un torrente di lava, or ora aperto ma invisibile per Napoli, stava per precipitarsi sopra Ottaiano mi ha indotto a visitare il Vesuvio per la terza volta. Alle falde del monte, disceso appena dal mio biroccio a un cavallo, si son presentate le due stesse guide che mi avevano accompagnato l&#8217;altra volta; e ho preso l&#8217;una per abitudine e riconoscenza, l&#8217;altra per fiducia, tutte e due per mia maggiore comodità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivati al cono, il più attempato rimase a custodire i mantelli e le vettovaglie; l&#8217;altro mi seguì e salimmo risolutamente insieme, contro un vapore enorme che sorgeva dalla montagna al di sotto del cratere; quindi, costeggiando il cono, discendemmo lievemente finché, sotto il cielo rischiarato, vedemmo zampillare la lava dalla nuvolaglia selvaggia dei vapori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto si sia inteso parlare mille volte d&#8217;una cosa, la sua caratteristica speciale non ci è rivelata che dalla vista immediata. La lava formava una striscia forse non più larga di dieci piedi; ma il modo come scorreva per quel declivio non rapido e piuttosto uniforme, era ben sorprendente: infatti, nel raffreddarsi durante la corsa, ai due lati e sulla superficie, essa forma un canale che s&#8217;ingrossa sempre più, perché il materiale già fuso s&#8217;irrigidisce alla sua volta sotto il letto del fuoco, che sparge uniformemente a destra e a sinistra le scorie galleggianti alla superficie; per cui si formano a poco a poco due argini, fra i quali la corrente arroventata continua a scorrere tranquillamente come il ruscello d&#8217;un mulino. Ci accostammo agli argini abbastanza elevati; le scorie precipitavano regolarmente ai due lati, fino ai nostri piedi. Attraverso alcune fessure del canale potemmo vedere dal basso la corrente ignea e, continuando a scorrere più giù, potemmo osservarla anche dall&#8217;alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massa rovente sembrava come offuscata dallo splendore vivo del sole; un tenue fumo soltanto saliva nell&#8217;aria. Io desideravo accostarmi al punto in cui la lava scaturisce dal vivo della montagna, dove, a quanto mi assicurava la guida, essa si forma ad un tratto una vòlta ed un tetto, sotto il quale la stessa guida s&#8217;era più volte trattenuta. Per vedere e provar da vicino anche questo spettacolo, risalimmo la montagna, per raggiungere la nostra meta da sopra. Per fortuna trovammo la posizione libera di vapori, a causa d&#8217;una forte corrente d&#8217;aria; non completamente però, perché il vapore ci fumigava ancora intorno da mille crepacci. Arrivammo finalmente sopra la vòlta indurita, irrigidita come una poltiglia, che però si protendeva in avanti tanto che non potemmo vedere scorrere la lava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tentammo di fare ancora una ventina di passi, ma il terreno ci scottava sempre più sotto i piedi, mentre nell&#8217;aria sbuffava un vapore insopportabile, che ci soffocava ed oscurava il sole. La guida, che mi precedeva, ritornò ben presto indietro, mi afferrò per la cintura e così ci strappammo da quella bolgia infernale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver ricreato gli occhi al bel panorama e le fauci con un po&#8217; di vino, girammo un po&#8217; intorno, per osservare altri particolari di questa bocca d&#8217;inferno che si erge nel mezzo di un paradiso. Ho potuto osservare attentamente un&#8217;altra volta alcune voragini, veri camini del vulcano, che però non emettono fumo, ma esalano di continuo e violentemente un&#8217;aria arroventata. Le ho viste completamente tappezzate di materiale stalattitiforme, che, in forma di coni e di mammelle, riveste l&#8217;abisso fino all&#8217;orlo. Data la irregolarità di queste «fumarole», potemmo osservare da vicino parecchi penduli prodotti dal vapore, e raggiungerli comodamente coi nostri bastoni e con altri utensili armati di uncini. Avevo già trovato dal negoziante di lava esemplari come questi, elencati sotto il nome delle lave vere; ma ora ho la soddisfazione di avere scoperto che si tratta in realtà di fuliggine vulcanica, dispostavi dai vapori infuocati, e che lascia vedere le parti minerali volatili in essa contenute. Il più splendido tramonto, una serata di paradiso, mi hanno estasiato al ritorno. Ho potuto tuttavia sentire come un contrasto così enorme basti a turbare i nostri sensi. L&#8217;orribile accostato al bello, il bello all&#8217;orribile, si annullano a vicenda e finiscono per produrre una sensazione d&#8217;indifferenza. Non v&#8217;ha dubbio che il napoletano sarebbe un altr&#8217;uomo, se non si sentisse prigioniero fra Dio e Satana.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Dienstag, den 20. März 1787.</summary><p>Die Kunde einer soeben ausbrechenden Lava, die, für Neapel unsichtbar, nach Ottajano hinunterfließt, reizte mich, zum dritten Male den Vesuv zu besuchen. Kaum war ich am Fuße desselben aus meinem zweirädrigen, einpferdigen Fuhrwerk gesprungen, so zeigten sich schon jene beiden Führer, die uns früher hinaufbegleitet hatten. Ich wollte keinen missen und nahm den einen aus Gewohnheit und Dankbarkeit, den andern aus Vertrauen, beide der mehreren Bequemlichkeit wegen mit mir.</p><p>Auf die Höhe gelangt, blieb der eine bei den Mänteln und Viktualien, der jüngere folgte mir, und wir gingen mutig auf einen ungeheuren Dampf los, der unterhalb des Kegelschlundes aus dem Berge brach; sodann schritten wir an dessen Seite her gelind hinabwärts, bis wir endlich unter klarem Himmel aus dem wilden Dampfgewölke die Lava hervorquellen sahen.</p><p>Man habe auch tausendmal von einem Gegenstande gehört, das Eigentümliche desselben spricht nur zu uns aus dem unmittelbaren Anschauen. Die Lava war schmal, vielleicht nicht breiter als zehn Fuß, allein die Art, wie sie eine sanfte, ziemlich ebene Fläche hinabfloß, war auffallend genug; denn indem sie während des Fortfließens an den Seiten und an der Oberfläche verkühlt, so bildet sich ein Kanal, der sich immer erhöht, weil das geschmolzene Material auch unterhalb des Feuerstroms erstarrt, welcher die auf der Oberfläche schwimmenden Schlacken rechts und links gleichförmig hinunterwirft, wodurch sich denn nach und nach ein Damm erhöht, auf welchem der Glutstrom ruhig fortfließt wie ein Mühlbach. Wir gingen neben dem ansehnlich erhöhten Damme her, die Schlacken rollten regelmäßig an den Seiten herunter bis zu unsern Füßen. Durch einige Lücken des Kanals konnten wir den Glutstrom von unten sehen und, wie er weiter hinabfloß, ihn von oben beobachten.</p><p>Durch die hellste Sonne erschien die Glut verdüstert, nur ein mäßiger Rauch stieg in die reine Luft. Ich hatte Verlangen, mich dem Punkte zu nähern, wo sie aus dem Berge bricht; dort sollte sie, wie mein Führer versicherte, sogleich Gewölb und Dach über sich her bilden, auf welchem er öfters gestanden habe. Auch dieses zu sehen und zu erfahren, stiegen wir den Berg wieder hinauf, um jenem Punkte von hintenher beizukommen. Glücklicherweise fanden wir die Stelle durch einen lebhaften Windzug entblößt, freilich nicht ganz, denn ringsum qualmte der Dampf aus tausend Ritzen, und nun standen wir wirklich auf der breiartig gewundenen, erstarrten Decke, die sich aber so weit vorwärts erstreckte, daß wir die Lava nicht konnten herausquellen sehen.</p><p>Wir versuchten noch ein paar Dutzend Schritte, aber der Boden ward immer glühender; sonneverfinsternd und erstickend wirbelte ein unüberwindlicher Qualm. Der vorausgegangene Führer kehrte bald um, ergriff mich, und wir entwanden uns diesem Höllenbrudel.</p><p>Nachdem wir die Augen an der Aussicht, Gaumen und Brust aber am Weine gelabt, gingen wir umher, noch andere Zufälligkeiten dieses mitten im Paradies aufgetürmten Höllengipfels zu beobachten. Einige Schlünde, die als vulkanische Essen keinen Rauch, aber eine glühende Luft fortwährend gewaltsam ausstoßen, betrachtete ich wieder mit Aufmerksamkeit. Ich sah sie durchaus mit einem tropfsteinartigen Material tapeziert, welches zitzen- und zapfenartig die Schlünde bis oben bekleidete. Bei der Ungleichheit der Essen fanden sich mehrere dieser herabhängenden Dunstprodukte ziemlich zur Hand, so daß wir sie mit unsern Stäben und einigen hakenartigen Vorrichtungen gar wohl gewinnen konnten. Bei dem Lavahändler hatte ich schon dergleichen Exemplare unter der Rubrik der wirklichen Laven gefunden, und ich freute mich, entdeckt zu haben, daß es vulkanischer Ruß sei, abgesetzt aus den heißen Schwaden, die darin enthaltenen verflüchtigten mineralischen Teile offenbarend.</p><p>Der herrlichste Sonnenuntergang, ein himmlischer Abend erquickten mich auf meiner Rückkehr; doch konnte ich empfinden, wie sinneverwirrend ein ungeheurer Gegensatz sich erweise. Das Schreckliche zum Schönen, das Schöne zum Schrecklichen, beides hebt einander auf und bringt eine gleichgültige Empfindung hervor. Gewiß wäre der Neapolitaner ein anderer Mensch, wenn er sich nicht zwischen Gott und Satan eingeklemmt fühlte.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2400" height="1602" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2.jpg" alt="L'orlo e le pareti del cratere del Gran Cono del Vesuvio oggi. Foto Norbert Nagel, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0." class="wp-image-9103" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-300x200.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-1024x684.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-768x513.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-1536x1025.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-2048x1367.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-415x277.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-650x434.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm2-250x167.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;orlo e le pareti del cratere del Gran Cono del Vesuvio oggi. Foto Norbert Nagel, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Gran Cono, versante nord-orientale verso Ottaviano, nel Parco Nazionale del Vesuvio; il punto esatto non è identificabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Gran Cono del Vesuvio, Parco Nazionale del Vesuvio (NA)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="2400" height="1235" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0.jpg" alt="Pietro Fabris, visitatori presso una colata di lava del Vesuvio, 1771, tavola XXXVIII dei Campi Phlegraei di William Hamilton. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9101" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-300x154.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-1024x527.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-768x395.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-1536x790.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-2048x1054.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-415x214.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-650x334.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm0-250x129.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietro Fabris, visitatori presso una colata di lava del Vesuvio, 1771, tavola XXXVIII dei Campi Phlegraei di William Hamilton. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="2400" height="1724" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1.jpg" alt="Pierre-Jacques Volaire, eruzione del Vesuvio con la colata di lava di notte, 1771 (Varsavia, Museo Nazionale). Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9102" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-300x216.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-1024x736.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-768x552.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-1536x1103.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-2048x1471.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-415x298.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-650x467.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-wm1-250x180.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pierre-Jacques Volaire, eruzione del Vesuvio con la colata di lava di notte, 1771 (Varsavia, Museo Nazionale). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai.jpg" alt="La terza salita, 20 marzo 1787: la lava esce dal fumo e scorre in un canale che si costruisce da sé, «come un ruscello di mulino». Al tramonto il terribile e il bello si annullano a vicenda. Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9080" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-terza-salita-1787-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La terza salita, 20 marzo 1787: la lava esce dal fumo e scorre in un canale che si costruisce da sé, «come un ruscello di mulino». Al tramonto il terribile e il bello si annullano a vicenda. Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8357">La prima salita al Vesuvio</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


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			</item>
		<item>
		<title>Il teatro sepolto di Ercolano</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/ercolano-teatro-antico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ercolano-teatro-antico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La città ai piedi del Vesuvio è sepolta sotto sessanta piedi di materiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-teatro-antico/">Il teatro sepolto di Ercolano</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La città ai piedi del Vesuvio è sepolta sotto sessanta piedi di materiale. Si scendono sessanta gradini e, alla luce delle fiaccole, si ammira il teatro un tempo a cielo aperto; Goethe rimpiange che lo scavo non sia stato condotto con metodo, «da minatori tedeschi».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 18 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-18-neapel-0142" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi era possibile differire più a lungo la nostra visita ad Ercolano e alla collezione degli oggetti di scavo a Portici. Quell&#8217;antica città, ai piedi del Vesuvio, era stata completamente seppellita dalla lava, aumentata più ancora in seguito alle successive eruzioni, tanto che gli edifici si trovano adesso a sessanta piedi sotto il livello del suolo. È stata scoperta, scavando un pozzo in fondo al quale si rinvenne un pavimento di marmo. È un gran peccato che gli scavi non siano stati eseguiti con un piano sistematico per opera di minatori tedeschi; chi sa quante nobili reliquie del mondo antico non sono andate sciupate con questo scavare che si è fatto alla cieca e con metodi briganteschi! Si discende per sessanta gradini in una grotta dove, al lume delle torce, si ammira il teatro, che un tempo sorgeva all&#8217;aria aperta; e ci si fa raccontare tutto ciò che vi è stato ritrovato e si è portato fuori a rivedere il sole.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 18. März 1787.</summary><p>Nun durften wir nicht länger säumen, Herkulanum und die ausgegrabene Sammlung in Portici zu sehen. Jene alte Stadt, am Fuße des Vesuvs liegend, war vollkommen mit Lava bedeckt, die sich durch nachfolgende Ausbrüche erhöhte, so daß die Gebäude jetzt sechzig Fuß unter der Erde liegen. Man entdeckte sie, indem man einen Brunnen grub und auf getäfelte Marmorfußböden traf. Jammerschade, daß die Ausgrabung nicht durch deutsche Bergleute recht planmäßig geschehen; denn gewiß ist bei einem zufällig räuberischen Nachwühlen manches edle Altertum vergeudet worden. Man steigt sechzig Stufen hinunter in eine Gruft, wo man das ehmals unter freiem Himmel stehende Theater bei Fackelschein anstaunt und sich erzählen läßt, was alles da gefunden und hinaufgeschafft worden.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="1877" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2.jpg" alt="L'antico ingresso al teatro sotterraneo di Ercolano in corso Resina. Foto Dommaria, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0." class="wp-image-9098" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-300x235.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-1024x801.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-768x601.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-1536x1201.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-2048x1602.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-415x325.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-650x508.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm2-250x196.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;antico ingresso al teatro sotterraneo di Ercolano in corso Resina. Foto Dommaria, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Teatro antico di Ercolano, visitabile in galleria con ingresso da Corso Resina, fuori dall&#8217;area degli scavi a cielo aperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Teatro antico di Ercolano, Corso Resina, 80056 Ercolano (NA)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="1790" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0.jpg" alt="Pianta del teatro antico di Ercolano, acquaforte della bottega Piranesi (probabilmente Francesco Piranesi), fine del Settecento. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9096" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-300x224.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-1024x764.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-768x573.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-1536x1146.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-2048x1527.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-590x440.jpg 590w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-415x310.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-650x485.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm0-250x186.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pianta del teatro antico di Ercolano, acquaforte della bottega Piranesi (probabilmente Francesco Piranesi), fine del Settecento. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2280" height="872" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1.jpg" alt="François Mazois, ricostruzione della scena del teatro di Ercolano, inizio dell'Ottocento. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9097" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1.jpg 2280w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-300x115.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-1024x392.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-768x294.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-1536x587.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-2048x783.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-415x159.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-650x249.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-wm1-250x96.jpg 250w" sizes="(max-width: 2280px) 100vw, 2280px" /><figcaption class="wp-element-caption">François Mazois, ricostruzione della scena del teatro di Ercolano, inizio dell&#8217;Ottocento. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai.jpg" alt="La discesa nel teatro sepolto di Ercolano, 18 marzo 1787: sessanta gradini e, alla luce delle fiaccole, le gradinate che emergono dal tufo. Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9076" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-teatro-antico-1787-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La discesa nel teatro sepolto di Ercolano, 18 marzo 1787: sessanta gradini e, alla luce delle fiaccole, le gradinate che emergono dal tufo. Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-teatro-antico/">Il teatro sepolto di Ercolano</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La seconda salita al Vesuvio</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-seconda-salita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ercolano-vesuvio-seconda-salita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con Tischbein, che del vulcano detesta l'informe: due guide li tirano su con una cinghia di cuoio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-seconda-salita/">La seconda salita al Vesuvio</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Con Tischbein, che del vulcano detesta l&#8217;informe: due guide li tirano su con una cinghia di cuoio. Goethe misura le pause tra un&#8217;esplosione e l&#8217;altra e corre con la guida più giovane sull&#8217;orlo del cratere; il tuono li sorprende e tornano giù coperti di cenere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 6 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-06-neapel-0131" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Benché di mala voglia, il Tischbein, sempre buon compagno del resto, mi ha accompagnato oggi sul Vesuvio. Per un artista come lui, che non si occupa se non delle più belle forme, siano di uomini o di animali, e che umanizza, grazie al sentimento ed al gusto, perfino l&#8217;informe, come le rocce e i paesaggi, una così formidabile e confusa massa come quella del Vesuvio, che divora continuamente se stessa e indice guerra ad ogni sentimento di bellezza, deve sembrare qualche cosa di abominevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo partiti con due birocci, non bastandoci il coraggio di avventurarci da soli nel tumulto della città. Il cocchiere non finiva di gridare: largo, largo! per mettere in guardia e scansare gli asini, carichi di legna o di immondizie, i carretti in corsa, la gente curva sotto i pesi o che si trovava a passare pei fatti suoi, i bambini ed i vecchi; in modo da poter mantenere un buon trotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso attraverso gli ultimi sobborghi e le vigne aveva già in sé qualche cosa di plutonico; perché non essendo piovuto da parecchio, il fogliame degli alberi sempreverdi era tutto coperto d&#8217;un denso polverone color cenere, mentre i tetti, le sporgenze e tutto ciò che offriva una superficie piana, era ugualmente tinto di grigio, in modo che solo il cielo superbamente azzurro e il sole che già batteva con forza potevano attestarci che si camminava ancora tra i viventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai piedi della salita siamo stati accolti da due guide, una piuttosto anziana, l&#8217;altra un giovine, entrambi forti in gamba. Il primo rimorchiò me, il secondo il Tischbein; e su, per la montagna. Ho detto: ci rimorchiarono; infatti, queste guide si circondano la vita di una cinghia di cuoio, alla quale gli escursionisti si afferrano facendosi tirar su per la salita, e aiutandosi meglio ancora con un bastone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così raggiungemmo la cornice, sopra la quale sorge il cono, lasciando a nord le scorie del monte Somma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un colpo d&#8217;occhio a ponente, sopra tutta la regione, ci guarì, come un bagno salutare, di tutte le fatiche e di ogni travaglio durato; quindi girammo intorno al cono, che continuava a vaporare e a lanciar cenere e lapilli. Ogni qual volta lo spazio ci permetteva di rimanere a debita distanza, lo spettacolo era grandioso, emozionante. Da prima un potente boato, che echeggiava dal profondo della voragine, poi una pioggia di lapilli, grandi e piccoli, lanciati a migliaia nell&#8217;aria e commisti a cenere. La maggior parte di questi ricadeva nell&#8217;abisso; ma gli altri frammenti, lanciati più in là, precipitavano sugli orli del cratere, producendo un frastuono straordinario; piombavano prima i più pesanti, che rotolavano con un sordo muggito per i fianchi del cono; seguivano poi, crepitando, i più piccoli, e infine fioccava la cenere. Tutto questo succedeva a pause regolari, che potevamo calcolare benissimo, contando comodamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo spazio fra il Somma e il cono divenne a un tratto abbastanza stretto; alcuni lapilli cadevano già intorno a noi, rendendo poco piacevole il cammino. Il Tischbein a questo punto sentì ancor più viva la sua ripugnanza per il vulcano; questo mostro, non contento di essere brutto, minacciava anche di diventar pericoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma poiché anche l&#8217;imminenza di un pericolo ha qualche cosa di attraente ed eccita l&#8217;uomo a sfidarlo per un certo spirito di contraddizione, io pensai che, nell&#8217;intervallo di due eruzioni, doveva esser possibile raggiungere la sommità del cono, spingersi fino al cratere e ritornare sui nostri passi, sempre, dico, nello stesso intervallo. Mi consultai in proposito con le due guide, riparando al sicuro sotto la sporgenza d&#8217;una roccia del Somma, dove ci rifocillammo con le nostre provvigioni. Il più giovine si dichiarò pronto a tentar con me l&#8217;avventura; foderammo i nostri cappelli con fazzoletti di tela e di seta e ci tenemmo pronti; io, attaccato alla sua cintura, entrambi coi bastoni in mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lapilli crepitavano ancora intorno a noi e la cenere fioccava ancora, quando la mia robusta guida mi trascinò senz&#8217;altro sopra la frana rovente. Ci trovammo al cospetto di fauci enormi, il cui fumo ci era tenuto lontano da un vento leggero, mentre nel tempo stesso ci nascondeva l&#8217;interno della voragine, che sbuffava tutt&#8217;all&#8217;intorno per mille fessure. Durante un intervallo di questi vapori, potemmo scorgere qua e là nelle pareti della roccia alcuni crepacci. Lo spettacolo non era né istruttivo, né allegro; ma appunto perché non c&#8217;era nulla da vedere, aspettammo un poco, per vederne uscir qualche cosa. Ci eravamo dimenticati di contare tranquillamente, e ci trovammo a picco sull&#8217;orlo d&#8217;un abisso enorme. Improvvisamente echeggiò un boato e la scarica formidabile ci passò sopra la testa; ci curvammo involontariamente, come se questo ci potesse salvare dalla tempesta dei massi; le pietre più piccole cominciavano già a crepitare quando noi, senza riflettere che avevamo ancora un intervallo davanti a noi, contenti di aver superato il pericolo, arrivammo al piede del cono, mentre la cenere fioccava ancora, coi cappelli e con le spalle infarinate anzi che no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accolto dai rimproveri più affettuosi del Tischbein, dopo d&#8217;essermi un poco ristorato, potei dedicare speciale attenzione alle lave, antiche e recenti. La guida anziana sapeva indicarne le epoche esatte; le prime erano già ricoperte di cenere e liscie, le altre, specialmente quelle dal corso più lento, offrivano uno spettacolo singolare: infatti, trasportando esse nella loro marcia vorticosa per un certo tempo le masse indurite alla loro superficie, accade necessariamente che queste di quando in quando si arrestino; ma travolte poi di bel nuovo dal torrente di fuoco, affastellate l&#8217;una su l&#8217;altra, rimangono in ultimo irrigidite in creste dalle forme più strane, e ben più che, nel caso analogo, non si osservi nei banchi di ghiaccio accavallatisi l&#8217;un su l&#8217;altro. Fra tutta questa informe congerie di materiali fusi si trovano anche dei grossi blocchi, che, percossi, mostrano la scalfittura molto somigliante a una specie di roccia primitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla via del ritorno a Napoli, ho osservato con curiosità certe casette a un solo piano, di costruzione strana, senza finestre, e con le stanze che ricevono luce soltanto dalla porta che dà sulla strada. Gli abitanti vi si piantano lì dalla mattina a notte fatta, finché in ultimo si ritirano a dormire in quelle loro spelonche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La città stessa, che durante la serata offre lo spettacolo di un subbuglio alquanto diverso dalle altre, mi ha fatto sorgere il desiderio di soggiornarvi qualche tempo, per abbozzare secondo le mie forze un quadro così pieno di vita. Ma temo che non mi riesca.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 6. März 1787.</summary><p>Obgleich ungern, doch aus treuer Geselligkeit, begleitete Tischbein mich heute auf den Vesuv. Ihm, dem bildenden Künstler, der sich nur immer mit den schönsten Menschen- und Tierformen beschäftigt, ja das Ungeformte selbst, Felsen und Landschaften, durch Sinn und Geschmack vermenschlicht, ihm wird eine solche furchtbare, ungestalte Aufhäufung, die sich immer wieder selbst verzehrt und allem Schönheitsgefühl den Krieg ankündigt, ganz abscheulich vorkommen.</p><p>Wir fuhren auf zwei Kalessen, weil wir uns als Selbstführer durch das Gewühl der Stadt nicht durchzuwinden getrauten. Der Fahrende schreit unaufhörlich: &#8220;Platz, Platz!&#8221;, damit Esel, Holz oder Kehricht Tragende, entgegenrollende Kalessen, lastschleppende oder frei wandelnde Menschen, Kinder und Greise sich vorsehen, ausweichen, ungehindert aber der scharfe Trab fortgesetzt werde.</p><p>Der Weg durch die äußersten Vorstädte und Gärten sollte schon auf etwas Plutonisches hindeuten. Denn da es lange nicht geregnet, waren von dickem, aschgrauem Staube die von Natur immergrünen Blätter überdeckt, alle Dächer, Gurtgesimse und was nur irgend eine Fläche bot, gleichfalls übergraut, so daß nur der herrliche blaue Himmel und die hereinscheinende mächtige Sonne ein Zeugnis gab, daß man unter den Lebendigen wandle.</p><p>Am Fuße des steilen Hanges empfingen uns zwei Führer, ein älterer und ein jüngerer, beides tüchtige Leute. Der erste schleppte mich, der zweite Tischbein den Berg hinauf. Sie schleppten, sage ich; denn ein solcher Führer umgürtet sich mit einem ledernen Riemen, in welchen der Reisende greift und, hinaufwärts gezogen, sich an einem Stabe auf seinen eigenen Füßen desto leichter emporhilft.</p><p>So erlangten wir die Fläche, über welcher sich der Kegelberg erhebt, gegen Norden die Trümmer der Somma.</p><p>Ein Blick westwärts über die Gegend nahm wie ein heilsames Bad alle Schmerzen der Anstrengung und alle Müdigkeit hinweg, und wir umkreisten nunmehr den immer qualmenden, Stein und Asche auswerfenden Kegelberg. Solange der Raum gestattete, in gehöriger Entfernung zu bleiben, war es ein großes, geisterhebendes Schauspiel. Erst ein gewaltsamer Donner, der aus dem tiefsten Schlunde hervortönte, sodann Steine, größere und kleinere, zu Tausenden in die Luft geschleudert, von Aschenwolken eingehüllt. Der größte Teil fiel in den Schlund zurück. Die andern, nach der Seite zu getriebenen Brocken, auf die Außenseite des Kegels niederfallend, machten ein wunderbares Geräusch: erst plumpten die schwereren und hupften mit dumpfem Getön an die Kegelseite hinab, die geringeren klapperten hinterdrein, und zuletzt rieselte die Asche nieder. Dieses alles geschah in regelmäßigen Pausen, die wir durch ein ruhiges Zählen sehr wohl abmessen konnten.</p><p>Zwischen der Somma und dem Kegelberge ward aber der Raum enge genug, schon fielen mehrere Steine um uns her und machten den Umgang unerfreulich. Tischbein fühlte sich nunmehr auf dem Berge noch verdrießlicher, da dieses Ungetüm, nicht zufrieden, häßlich zu sein, auch noch gefährlich werden wollte.</p><p>Wie aber durchaus eine gegenwärtige Gefahr etwas Reizendes hat und den Widerspruchsgeist im Menschen auffordert, ihr zu trotzen, so bedachte ich, daß es möglich sein müsse, in der Zwischenzeit von zwei Eruptionen den Kegelberg hinauf an den Schlund zu gelangen und auch in diesem Zeitraum den Rückweg zu gewinnen. Ich ratschlagte hierüber mit den Führern unter einem überhängenden Felsen der Somma, wo wir, in Sicherheit gelagert, uns an den mitgebrachten Vorräten erquickten. Der jüngere getraute sich, das Wagestück mit mir zu bestehen, unsere Hutköpfe fütterten wir mit leinenen und seidenen Tüchern, wir stellten uns bereit, die Stäbe in der Hand, ich seinen Gürtel fassend.</p><p>Noch klapperten die kleinen Steine um uns herum, noch rieselte die Asche, als der rüstige Jüngling mich schon über das glühende Gerölle hinaufriß. Hier standen wir an dem ungeheuren Rachen, dessen Rauch eine leise Luft von uns ablenkte, aber zugleich das Innere des Schlundes verhüllte, der ringsum aus tausend Ritzen dampfte. Durch einen Zwischenraum des Qualmes erblickte man hie und da geborstene Felsenwände. Der Anblick war weder unterrichtend noch erfreulich, aber eben deswegen, weil man nichts sah, verweilte man, um etwas herauszusehen. Das ruhige Zählen war versäumt, wir standen auf einem scharfen Rande vor dem ungeheuern Abgrund. Auf einmal erscholl der Donner, die furchtbare Ladung flog an uns vorbei, wir duckten uns unwillkürlich, als wenn uns das vor den niederstürzenden Massen gerettet hätte; die kleineren Steine klapperten schon, und wir, ohne zu bedenken, daß wir abermals eine Pause vor uns hatten, froh, die Gefahr überstanden zu haben, kamen mit der noch rieselnden Asche am Fuße des Kegels an, Hüte und Schultern genugsam eingeäschert.</p><p>Von Tischbein aufs freundlichste empfangen, gescholten und erquickt, konnte ich nun den älteren und neueren Laven eine besondere Aufmerksamkeit widmen. Der betagte Führer wußte genau die Jahrgänge zu bezeichnen. Ältere waren schon mit Asche bedeckt und ausgeglichen, neuere, besonders die langsam geflossenen, boten einen seltsamen Anblick; denn indem sie, fortschleichend, die auf ihrer Oberfläche erstarrten Massen eine Zeitlang mit sich hinschleppen, so muß es doch begegnen, daß diese von Zeit zu Zeit stocken, aber, von den Glutströmen noch fortbewegt, übereinander geschoben, wunderbar zackig erstarrt verharren, seltsamer als im ähnlichen Fall die übereinander getriebenen Eisschollen. Unter diesem geschmolzenen wüsten Wesen fanden sich auch große Blöcke, welche, angeschlagen, auf dem frischen Bruch einer Urgebirgsart völlig ähnlich sehen. Die Führer behaupteten, es seien alte Laven des tiefsten Grundes, welche der Berg manchmal auswerfe.</p><p>Auf unserer Rückkehr nach Neapel wurden mir kleine Häuser merkwürdig, einstöckig, sonderbar gebaut, ohne Fenster, die Zimmer nur durch die auf die Straße gehende Türe erleuchtet. Von früher Tageszeit bis in die Nacht sitzen die Bewohner davor, da sie sich denn zuletzt in ihre Höhlen zurückziehen.</p><p>Die auf eine etwas verschiedene Weise am Abend tumultuierende Stadt entlockte mir den Wunsch, einige Zeit hier verweilen zu können, um das bewegliche Bild nach Kräften zu entwerfen. Es wird mir nicht so wohl werden.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="998" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2.jpg" alt="Il cratere del Gran Cono del Vesuvio oggi, dal sentiero dell'orlo. Foto Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0." class="wp-image-9100" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-300x125.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-1024x426.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-768x319.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-1536x639.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-2048x852.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-415x173.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-650x270.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm2-250x104.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il cratere del Gran Cono del Vesuvio oggi, dal sentiero dell&#8217;orlo. Foto Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Gran Cono del Vesuvio; la piana ai piedi del cono, tra le rovine del Somma, è l&#8217;Atrio del Cavallo (probabile).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Gran Cono del Vesuvio, Parco Nazionale del Vesuvio, Ercolano (NA)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1260" height="679" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere.jpg" alt="Pietro Fabris, il cratere del Vesuvio, dai Campi Phlegraei di William Hamilton, 1776. Raccolta SPUN." class="wp-image-8459" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere.jpg 1260w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-300x162.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-1024x552.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-768x414.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-415x224.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-650x350.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-250x135.jpg 250w" sizes="(max-width: 1260px) 100vw, 1260px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietro Fabris, il cratere del Vesuvio, dai Campi Phlegraei di William Hamilton, 1776. Raccolta SPUN.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2218" height="1413" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0.jpg" alt="Pietro Fabris, il cono del Vesuvio in eruzione, tavola X dei Campi Phlegraei di William Hamilton, 1776. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9099" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0.jpg 2218w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-300x191.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-1024x652.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-768x489.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-1536x979.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-2048x1305.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-415x264.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-650x414.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-wm0-250x159.jpg 250w" sizes="(max-width: 2218px) 100vw, 2218px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietro Fabris, il cono del Vesuvio in eruzione, tavola X dei Campi Phlegraei di William Hamilton, 1776. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai.jpg" alt="La seconda salita al Vesuvio, 6 marzo 1787: le guide tirano su i viaggiatori con una cinghia di cuoio, mentre il cratere scaglia pietre e cenere. Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9060" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/ercolano-vesuvio-seconda-salita-1787-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La seconda salita al Vesuvio, 6 marzo 1787: le guide tirano su i viaggiatori con una cinghia di cuoio, mentre il cratere scaglia pietre e cenere. Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8357">La prima salita al Vesuvio</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-seconda-salita/">La seconda salita al Vesuvio</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La prima salita al Vesuvio</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-prima-salita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ercolano-vesuvio-prima-salita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:14:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2 marzo, con il tempo coperto, da Resina a dorso di mulo e poi a piedi sulla lava del 1771 fino al cratere colmato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-prima-salita/">La prima salita al Vesuvio</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 2 marzo, con il tempo coperto, da Resina a dorso di mulo e poi a piedi sulla lava del 1771 fino al cratere colmato. Nel fumo Goethe non vede più le proprie scarpe e torna indietro: ha fatto la «ricognizione» per poter poi «assediare» il monte, e riporta un&#8217;ipotesi sulla sublimazione delle esalazioni vulcaniche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 2 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-01-neapel-0126" data-src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/de-1787-03-01-neapel-0126-it.mp3"><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2 marzo sono salito sul Vesuvio benché il tempo fosse coperto e il cono avvolto nelle nubi. Fino a Resina sono andato in carrozza, poi ho incominciato la salita sopra un muletto, attraversando i vigneti; ho proseguito finalmente a piedi, sopra la lava del 1771, già rivestita d&#8217;un muschio fine ma tenace. Più innanzi ancora, lasciammo in disparte la lava, trascurando la capanna dell&#8217;Eremita, in alto a sinistra. Qui incomincia la salita della montagna di cenere, impresa da non prendersi a gabbo. Due terzi di questo cono erano coperti di nuvole. Finalmente raggiungemmo il vecchio cratere, ora tutto colmato, ritrovammo le lave recenti di due mesi, di quindici giorni ed una perfino di cinque giorni, già raffreddata. Ne guadagnammo la cima, percorrendo una collina vulcanica di recente formazione: fumigava da tutte le parti. Il fumo fuggiva in direzione opposta a noi ed io mi decisi a salire fino al cratere. Ci eravamo spinti circa cinquanta passi fra il vapore, quando questo si fece sì denso che io non potevo vedere le mie scarpe. Tenere il fazzoletto innanzi alla bocca non serviva a nulla; anche la mia guida era scomparsa e i miei passi sopra i frantumi di lava erano sempre più incerti. Pensai bene di ritornare indietro, e di riservarmi l&#8217;agognato spettacolo per una giornata serena e con minor violenza di fumo. Intanto ho imparato a mie spese quanto sia difficile respirare in un&#8217;atmosfera siffatta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto la montagna era tranquillissima: né fiamme, né boati, né pioggia di lapilli, come ha sempre fatto. Per ora ho praticato una semplice ricognizione, per porre l&#8217;assedio in piena regola non appena il tempo si metterà al bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le lave che vi ho trovato erano per la maggior parte oggetti a me noti. Ho scoperto tuttavia un fenomeno, a parer mio molto notevole e che mi propongo di studiare più da vicino, consultandomi con gli intendenti e i collezionisti. Si tratta d&#8217;un rivestimento stalattitiforme d&#8217;un fumaiolo vulcanico, che un tempo era a vôlta, ma che adesso è aperto, e sorgeva dal vecchio cratere attualmente colmato. Questo masso duro, grigiastro, stalattitiforme, credo si sia prodotto mediante la sublimazione delle esalazioni vulcaniche più impercettibili, senza la collaborazione dell&#8217;umidità e senza fusione. Mi darà da pensare ancora.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 2. März 1787</summary><p>Den 2. März bestieg ich den Vesuv, obgleich bei trübem Wetter und umwölktem Gipfel. Fahrend gelangt&#8217; ich nach Resina, sodann auf einem Maultiere den Berg zwischen Weingärten hinauf; nun zu Fuß über die Lava vom Jahre Einundsiebenzig, die schon feines, aber festes Moos auf sich erzeugt hatte; dann an der Seite der Lava her. Die Hütte des Einsiedlers blieb mir links auf der Höhe. Ferner den Aschenberg hinauf, welches eine sauere Arbeit ist. Zwei Dritteile dieses Gipfels waren mit Wolken bedeckt. Endlich erreichten wir den alten, nun ausgefüllten Krater, fanden die neuen Laven von zwei Monaten vierzehn Tagen, ja, eine schwache von fünf Tagen schon erkaltet. Wir stiegen über sie an einem erst aufgeworfenen vulkanischen Hügel hinauf, er dampfte aus allen Enden. Der Rauch zog von uns weg, und ich wollte nach dem Krater gehn. Wir waren ungefähr funfzig Schritte in den Dampf hinein, als er so stark wurde, daß ich kaum meine Schuhe sehen konnte. Das Schnupftuch vorgehalten half nichts, der Führer war mir auch verschwunden, die Tritte auf den ausgeworfenen Lavabröckchen unsicher, ich fand für gut, umzukehren und mir den gewünschten Anblick auf einen heitern Tag und verminderten Rauch zu sparen. Indes weiß ich doch auch, wie schlecht es sich in solcher Atmosphäre Atem holt.</p><p>Übrigens war der Berg ganz still. Weder Flamme, noch Brausen, noch Steinwurf, wie er doch die ganze Zeit her trieb. Ich habe ihn nun rekognosziert, um ihn förmlich, sobald das Wetter gut werden will, zu belagern.</p><p>Die Laven, die ich fand, waren mir meist bekannte Gegenstände. Ein Phänomen hab&#8217; ich aber entdeckt, das mir sehr merkwürdig schien und das ich näher untersuchen, nach welchem ich mich bei Kennern und Sammlern erkundigen will. Es ist eine tropfsteinförmige Bekleidung einer vulkanischen Esse, die ehemals zugewölbt war, jetzt aber aufgeschlagen ist und aus dem alten, nun ausgefüllten Krater herausragt. Dieses feste, grauliche, tropfsteinförmige Gestein scheint mir durch Sublimation der allerfeinsten vulkanischen Ausdünstungen ohne Mitwirkung von Feuchtigkeit und ohne Schmelzung gebildet worden zu sein; es gibt zu weitern Gedanken Gelegenheit.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 3 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-03-neapel-0128" data-src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/de-1787-03-03-neapel-0128-it.mp3"><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Accludo alcuni foglietti con poche righe per darvi notizia del mio felice arrivo in questa città; ed anche la busta della vostra ultima lettera, con tracce di fumo in un angolo, per testimoniarvi che essa mi ha accompagnato sul Vesuvio. Non vorrei tuttavia né in sogno e nemmeno nella veglia apparirvi circondato da chi sa quali pericoli. Siate sicuri che dove vado io non c&#8217;è più pericolo che sul viale del Belvedere. Dio è il padrone del mondo, si può ben dire a proposito. Io non vado a caccia di avventure, né per temerità né per originalità; ma poiché vedo al solito ben chiaro e so cogliere rapidamente il lato peculiare delle cose, posso anche fare e osare più di un altro. Il viaggio in Sicilia è una cosa da nulla. Giorni or sono, è partita con vento favorevole di nord-est la fregata di Palermo; lasciata Capri a destra, ha compiuto certamente la traversata in trentasei ore. Anche laggiù i pericoli non sono in realtà tali, quali noi ce li rappresentiamo da lontano.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 3. März.</summary><p>Hier schick&#8217; ich einige gedrängte Blätter als Nachricht von dem Einstande, den ich hier gegeben. Auch ein an der Ecke angeschmauchtes Kuvert eures letzten Briefes zum Zeugnis, daß er mit auf dem Vesuv gewesen. Doch muß ich euch nicht, weder im Traume noch im Wachen, von Gefahr umgeben erscheinen; seid versichert, da, wo ich gehe, ist nicht mehr Gefahr als auf der Chaussee nach Belvedere. Die Erde ist überall des Herrn! kann man wohl bei dieser Gelegenheit sagen. Ich suche keine Abenteuer aus Vorwitz noch Sonderbarkeit, aber weil ich meist klar bin und dem Gegenstand bald seine Eigentümlichkeit abgewinne, so kann ich mehr tun und wagen als ein anderer. Nach Sizilien ist&#8217;s nichts weniger als gefährlich. Vor einigen Tagen fuhr die Fregatte nach Palermo mit günstigem Nordostwind ab, sie ließ Capri rechts und hat gewiß den Weg in sechsunddreißig Stunden zurückgelegt. Drüben sieht es auch in der Wirklichkeit nicht so gefährlich aus, als man es in der Ferne zu machen beliebt.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 9 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-09-neapel-0133" data-src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/de-1787-03-09-neapel-0133-it.mp3"><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo si è imbronciato e segna mutazione; è la primavera che s&#8217;avanza; avremo delle giornate di pioggia. Il cono del Vesuvio non è ancora sgombro, dal giorno della mia ascensione. Durante queste ultime notti lo si è visto gettar fiamme; ma adesso si mantiene tranquillo. Si prevede un&#8217;eruzione più violenta.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 9. März.</summary><p>Das Wetter hat sich verdunkelt, es ist im Wechseln, das Frühjahr tritt ein, und wir werden Regentage haben. Noch ist der Gipfel des Vesuvs nicht heiter geworden, seit ich droben war. Diese letzten Nächte sah man ihn manchmal flammen, jetzt hält er wieder inne, man erwartet stärkeren Ausbruch.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="7232" height="3008" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018.jpg" alt="Il cratere del Gran Cono oggi. Foto di Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0." class="wp-image-8861" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018.jpg 7232w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-300x125.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-1024x426.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-768x319.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-1536x639.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-2048x852.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-415x173.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-650x270.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-cratere-panoramica-2018-250x104.jpg 250w" sizes="(max-width: 7232px) 100vw, 7232px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il cratere del Gran Cono oggi. Foto di Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Da Ercolano (l&#8217;antica Resina) al Gran Cono nel Parco Nazionale del Vesuvio; la capanna dell&#8217;eremita era presso l&#8217;attuale Osservatorio Vesuviano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Gran Cono del Vesuvio, Parco Nazionale del Vesuvio, Ercolano (NA)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1260" height="679" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere.jpg" alt="Il cratere del Vesuvio. Acquaforte da Pietro Fabris, «Campi Phlegraei» di William Hamilton, 1776." class="wp-image-8459" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere.jpg 1260w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-300x162.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-1024x552.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-768x414.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-415x224.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-650x350.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/fabbriscratere-250x135.jpg 250w" sizes="(max-width: 1260px) 100vw, 1260px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il cratere del Vesuvio. Acquaforte da Pietro Fabris, «Campi Phlegraei» di William Hamilton, 1776.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1133" height="839" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio.jpg" alt="Il Vesuvio in un acquerello di Johann Wolfgang von Goethe, 1787." class="wp-image-8454" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio.jpg 1133w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-300x222.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-1024x758.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-768x569.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-415x307.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-650x481.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/04/goethevesuvio-250x185.jpg 250w" sizes="(max-width: 1133px) 100vw, 1133px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Vesuvio in un acquerello di Johann Wolfgang von Goethe, 1787.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai.jpg" alt="La salita del 2 marzo 1787 nel fumo, ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-8862" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/vesuvio-1787-salita-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La salita del 2 marzo 1787 nel fumo, ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Video</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Goethe @ Vesuvio" width="422" height="750" src="https://www.youtube.com/embed/ooibj7N0sZ8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8357">La prima salita al Vesuvio</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/ercolano-vesuvio-prima-salita/">La prima salita al Vesuvio</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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	</channel>
</rss>
