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	<title>Benedetto Croce - Ricercatori del Grand Tour di Goethe - Unreal Goethe</title>
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	<description>Italienische Reise 4.0</description>
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	<title>Benedetto Croce - Ricercatori del Grand Tour di Goethe - Unreal Goethe</title>
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		<title>Palazzo Reale, la finestra sul Vesuvio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:41:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sera del 2 giugno, dalla duchessa di Giovane, giovane dama tedesca colta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane/">Palazzo Reale, la finestra sul Vesuvio</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La sera del 2 giugno, dalla duchessa di Giovane, giovane dama tedesca colta. Nella penombra lei apre uno scuro: il Vesuvio di fronte, la lava luminosa, la nube squarciata dai lampi, la luna piena che sorge dietro il monte e la donna in controluce. «Un tale commiato da Napoli non poteva essere diverso».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 2 giugno 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-06-02-neapel-0218" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco un&#8217;altra bella giornata trascorsa lietamente e proficuamente in ottima compagnia, ma contro le mie intenzioni e col cuore in angustie. Osservavo con rimpianto la nuvola di fumo che scendeva lenta lenta per la montagna in direzione del mare, indicando chiaramente la via che la lava percorreva di ora in ora. Ma per la serata, io avevo un impegno: avevo promesso una visita alla duchessa Giovene. La duchessa abitava alla reggia; mi fecero salire non poche scale e attraversare non pochi corridoi, gli ultimi dei quali erano zeppi di casse, di armadi e di tutto l&#8217;ingombrante bagaglio d&#8217;una guardaroba di Corte. In una sala spaziosa ed alta, che non aveva del resto nulla di speciale, ho trovato una giovine signora di bella presenza, la cui conversazione mi parve oltremodo graziosa ed eletta. Tedesca di nascita, non le era ignoto che la nostra letteratura si va orientando verso una tendenza più liberale, più larga, più umana; apprezza in particolare l&#8217;opera dello Herder e tutto ciò che le si avvicina; non nasconde anche un&#8217;intima simpatia per quel lucido intelletto del Garve. Vorrebbe andare alla pari con le scrittrici tedesche ed è manifesto che la sua ambizione sarebbe d&#8217;avere il talento e la fama di scrittrice. I suoi discorsi non cadevano su altro argomento e in pari tempo tradivano l&#8217;intenzione di influire sull&#8217;educazione delle giovinette di condizione elevata: inesauribile argomento anche questo. Era già cominciato il crepuscolo e non ci avevano ancora portato le candele. Passeggiavamo su e giù per la sala, quando la duchessa, avvicinandosi a un balcone con le persiane chiuse, ne aprì un battente ed io vidi quello che nella vita non si può vedere che una volta. Se il suo scopo è stato quello di sbalordirmi, devo dire che questo fu raggiunto completamente. Stavamo a un balcone dell&#8217;ultimo piano, col Vesuvio proprio di fronte; la lava scorreva, e il sole essendo tramontato da un pezzo, si vedeva la corrente di fuoco rosseggiare, mentre la fiamma incominciava a indorare la nuvola di fumo che l&#8217;accompagnava; la montagna faceva sentire profondi boati; sulla cima un pennacchio enorme, immobile, le cui differenti masse venivano squarciate ad ogni sbuffo come da lampi e illuminate a rilievo. Da lassù fino alla marina, una striscia rovente tra vapori arroventati; del resto, mare e terra, rocce e cespugli, distinti nella luce del crepuscolo, in una calma luminosa, in una pace fantastica. Veder tutto questo d&#8217;un colpo d&#8217;occhio e, a completare lo spettacolo meraviglioso, la luna piena che sorgeva dietro le spalle della montagna, era ben cosa da farmi sbalordire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto in cui mi trovavo l&#8217;occhio abbracciava tutto d&#8217;un solo sguardo e, se anche non poteva discernere i singoli particolari, non perdeva mai tuttavia l&#8217;impressione di un insieme così grandioso. La nostra conversazione, interrotta da questo spettacolo, prese una piega ancor più familiare. Avevamo sott&#8217;occhio un testo, che alcuni millenni non sarebbero bastati a commentare. Più la notte s&#8217;avanzava, e più il paesaggio sembrava illuminarsi; la luna risplendeva come un secondo sole; le colonne di fumo, con le loro strisce e le loro masse luminose, apparivano distinte in tutti i particolari; pareva perfino, guardando attraverso una lente un po&#8217; forte, di distinguere nello sfondo del cono i blocchi incandescenti vomitati dal cratere. La mia ospite — la chiamerò così perché difficilmente ella avrebbe potuto offrirmi un convito più delizioso — fece collocare le candele dalla parte opposta della sala. La bella donna, illuminata dalla luna, nel primo piano di questo quadro fantastico, mi sembrava ancor più bella, mentre trovavo in lei una seduzione ancor più viva, ascoltando dalle sue labbra, in questo paradiso del Mezzogiorno, il più amabile accento della parlata tedesca. Dimenticai che s&#8217;era fatto tardi, tanto che ella stessa alla fine dovette avvertirmene, dicendo che, con suo rincrescimento, era costretta a congedarmi, avvicinandosi l&#8217;ora in cui i saloni suoi sarebbero stati chiusi con rigore claustrale. Così mi congedai, esitando, dallo spettacolo lontano, e da quello che mi stava vicino, benedicendo il destino che mi aveva compensato ad usura, la sera stessa, delle noie della giornata trascorsa in visite di cerimonia. Ritornato all&#8217;aria aperta, dissi a me stesso che, anche in vicinanza di una simile eruzione in proporzioni maggiori, non avrei osservato che la ripetizione di una più piccola e che questa veduta d&#8217;assieme, un tale addio a Napoli era tutto quanto avrei potuto desiderare di meglio.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Sonnabend, den 2. Juni 1787.</summary><p>Und so hätte ich auch diesen schönen Tag zwar mit vorzüglichen Personen vergnüglich und nützlich, aber doch ganz gegen meine Absichten und mit schwerem Herzen zugebracht. Sehnsuchtsvoll blickte ich nach dem Dampfe, der, den Berg herab langsam nach dem Meer ziehend, den Weg bezeichnete, welchen die Lava stündlich nahm. Auch der Abend sollte nicht frei sein. Ich hatte versprochen, die Herzogin von Giovane zu besuchen, die auf dem Schlosse wohnte, wo man mich denn viele Stufen hinauf durch manche Gänge wandern ließ, deren oberste verengt waren durch Kisten, Schränke und alles Mißfällige eines Hofgarderobewesens. Ich fand in einem großen und hohen Zimmer, das keine sonderliche Aussicht hatte, eine wohlgestaltete junge Dame von sehr zarter und sittlicher Unterhaltung. Als einer gebornen Deutschen war ihr nicht unbekannt, wie sich unsere Literatur zu einer freieren, weit umherblickenden Humanität gebildet; Herders Bemühungen und was ihnen ähnelte, schätzte sie vorzüglich, auch Garvens reiner Verstand hatte ihr aufs innigste zugesagt. Mit den deutschen Schriftstellerinnen suchte sie gleichen Schritt zu halten, und es ließ sich wohl bemerken, daß es ihr Wunsch sei, eine geübte und belobte Feder zu führen. Dahin bezogen sich ihre Gespräche und verrieten zugleich die Absicht, auf die Töchter des höchsten Standes zu wirken; ein solches Gespräch kennt keine Grenzen. Die Dämmerung war schon eingebrochen, und man hatte noch keine Kerzen gebracht. Wir gingen im Zimmer auf und ab, und sie, einer durch Läden verschlossenen Fensterseite sich nähernd, stieß einen Laden auf, und ich erblickte, was man in seinem Leben nur einmal sieht. Tat sie es absichtlich, mich zu überraschen, so erreichte sie ihren Zweck vollkommen. Wir standen an einem Fenster des oberen Geschosses, der Vesuv gerade vor uns; die herabfließende Lava, deren Flamme bei längst niedergegangener Sonne schon deutlich glühte und ihren begleitenden Rauch schon zu vergolden anfing; der Berg gewaltsam tobend, über ihm eine ungeheure feststehende Dampfwolke, ihre verschiedenen Massen bei jedem Auswurf blitzartig gesondert und körperhaft erleuchtet. Von da herab bis gegen das Meer ein Streif von Gluten und glühenden Dünsten; übrigens Meer und Erde, Fels und Wachstum deutlich in der Abenddämmerung, klar, friedlich, in einer zauberhaften Ruhe. Dies alles mit einem Blick zu übersehen und den hinter dem Bergrücken hervortretenden Vollmond als die Erfüllung des wunderbarsten Bildes zu schauen, mußte wohl Erstaunen erregen.</p><p>Dies alles konnte von diesem Standpunkt das Auge mit einmal fassen, und wenn es auch die einzelnen Gegenstände zu mustern nicht imstande war, so verlor es doch niemals den Eindruck des großen Ganzen. War unser Gespräch durch dieses Schauspiel unterbrochen, so nahm es eine desto gemütlichere Wendung. Wir hatten nun einen Text vor uns, welchen Jahrtausende zu kommentieren nicht hinreichen. Je mehr die Nacht wuchs, desto mehr schien die Gegend an Klarheit zu gewinnen; der Mond leuchtete wie eine zweite Sonne; die Säulen des Rauchs, dessen Streifen und Massen durchleuchtet bis ins einzelne deutlich, ja, man glaubte mit halbweg bewaffnetem Auge die glühend ausgeworfenen Felsklumpen auf der Nacht des Kegelberges zu unterscheiden. Meine Wirtin, so will ich sie nennen, weil mir nicht leicht ein köstlichers Abendmahl zubereitet war, ließ die Kerzen an die Gegenseite des Zimmers stellen, und die schöne Frau, vom Monde beleuchtet, als Vordergrund dieses unglaublichen Bildes, schien mir immer schöner zu werden, ja ihre Lieblichkeit vermehrte sich besonders dadurch, daß ich in diesem südlichen Paradiese eine sehr angenehme deutsche Mundart vernahm. Ich vergaß, wie spät es war, so daß sie mich zuletzt aufmerksam machte, sie müsse mich, wiewohl ungerne, entlassen, die Stunde nahe schon, wo ihre Galerien klostermäßig verschlossen würden. Und so schied ich zaudernd von der Ferne und von der Nähe, mein Geschick segnend, das mich für die widerwillige Artigkeit des Tages noch schön am Abend belohnt hatte. Unter den freien Himmel gelangt, sagte ich mir vor, daß ich in der Nähe dieser größern Lava doch nur die Wiederholung jener kleinern würde gesehen haben, und daß mir ein solcher Überblick, ein solcher Abschied aus Neapel nicht anders als auf diese Weise hätte werden können.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="2400" height="1556" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2.jpg" alt="La facciata del Palazzo Reale su piazza del Plebiscito oggi. Foto PaestumPaestum, Wikimedia Commons, CC BY 4.0." class="wp-image-9126" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-300x195.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-1024x664.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-768x498.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-1536x996.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-2048x1328.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-415x269.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-650x421.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm2-250x162.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">La facciata del Palazzo Reale su piazza del Plebiscito oggi. Foto PaestumPaestum, Wikimedia Commons, CC BY 4.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il Palazzo Reale di Napoli in piazza del Plebiscito; la stanza non è identificabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito 1, 80132 Napoli</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1532" height="1962" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903.jpg" alt="La duchessa di Giovane, da un'incisione tedesca: la «giovane dama tedesca colta» che la sera del 2 giugno 1787 aprì lo scuro sul Vesuvio. Tavola in Benedetto Croce, Volfango Goethe a Napoli, 1903; pubblico dominio." class="wp-image-9127" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903.jpg 1532w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-234x300.jpg 234w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-800x1024.jpg 800w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-768x984.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-1199x1536.jpg 1199w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-415x531.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-650x832.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-croce-1903-250x320.jpg 250w" sizes="(max-width: 1532px) 100vw, 1532px" /><figcaption class="wp-element-caption">La duchessa di Giovane, da un&#8217;incisione tedesca: la «giovane dama tedesca colta» che la sera del 2 giugno 1787 aprì lo scuro sul Vesuvio. Tavola in Benedetto Croce, Volfango Goethe a Napoli, 1903; pubblico dominio.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="2400" height="1342" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0.jpg" alt="Gaspar van Wittel, il Palazzo Reale e il Largo di Palazzo, 1706 (Cincinnati Art Museum): il palazzo com'era prima delle trasformazioni settecentesche. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9125" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-768x429.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-1536x859.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-2048x1145.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-650x363.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-wm0-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaspar van Wittel, il Palazzo Reale e il Largo di Palazzo, 1706 (Cincinnati Art Museum): il palazzo com&#8217;era prima delle trasformazioni settecentesche. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai.jpg" alt="La sera del 2 giugno 1787 dalla duchessa di Giovane: lei apre uno scuro e compaiono il Vesuvio con la lava, la nube squarciata dai lampi, la luna piena. Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9092" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-reale-duchessa-giovane-1787-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La sera del 2 giugno 1787 dalla duchessa di Giovane: lei apre uno scuro e compaiono il Vesuvio con la lava, la nube squarciata dai lampi, la luna piena. Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


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		<title>La Reggia di Caserta, Hackert ed Emma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ospite di Hackert nel vecchio castello, accanto al palazzo nuovo «escurialesco».</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ospite di Hackert nel vecchio castello, accanto al palazzo nuovo «escurialesco». Hackert fa di tutti i suoi allievi e dice a Goethe: «Lei ha talento, ma non sa fare niente». «Napoli è un paradiso»; e la sera Hamilton e la giovane Emma, che con uno scialle e i capelli sciolti passa da una posa antica all&#8217;altra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caserta, 14 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-14-caserta-0138" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ospite di Hackert, nel delizioso appartamento che gli è stato riservato nell&#8217;antica Villa reale. La nuova è un palazzo immenso che ricorda l&#8217;Escuriale, costruito in quadrato, con parecchi cortili: una residenza veramente regale. Posizione di una bellezza straordinaria, nella pianura più fertile del mondo, in cui il parco si stende fino al piede delle montagne. Un acquedotto vi porta un fiume intero, per dare acqua e frescura alla Villa e ai dintorni; e tutta la massa d&#8217;acqua, gettata su rocce disposte ad arte, forma poi una cascata meravigliosa. I giardini del parco sono stupendi, in perfetta armonia con un lembo di terra che è tutto un giardino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il palazzo, per quanto regale, non mi è sembrato abbastanza animato: in quegli enormi spazi vuoti noi altri non possiamo trovarci a nostro agio. Pare che anche il re la pensi così, perché hanno provveduto a costruirgli sulla montagna una villetta, in cui gli abitanti possono vivere più vicini, e che si presta ai divertimenti della caccia e di altro genere.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Caserta, Mittwoch, den 14. März.</summary><p>Bei Hackert in seiner höchst behaglichen Wohnung, die ihm in dem alten Schlosse gegönnt ist. Das neue, freilich ein ungeheurer Palast, escurialartig, ins Viereck gebaut, mit mehrern Höfen; königlich genug. Die Lage außerordentlich schön auf der fruchtbarsten Ebene von der Welt, und doch erstrecken sich die Gartenanlagen bis ans Gebirge. Da führt nun ein Aquädukt einen ganzen Strom heran, um Schloß und Gegend zu tränken, und die ganze Wassermasse kann, auf künstlich angelegte Felsen geworfen, zur herrlichsten Kaskade gebildet werden. Die Gartenanlagen sind schön und gehören recht in eine Gegend, welche ganz Garten ist.</p><p>Das Schloß, wahrhaft königlich, schien mir nicht genug belebt, und unsereinem können die ungeheuern leeren Räume nicht behaglich vorkommen. Der König mag ein ähnliches Gefühl haben, denn es ist im Gebirge für eine Anlage gesorgt, die, enger an den Menschen sich anschließend, zur Jagd- und Lebenslust geeignet ist.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Caserta, 15 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-15-caserta-0139" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Hackert occupa nella Reggia un appartamento fornito veramente di ogni sollievo; c&#8217;è spazio più che sufficiente per lui e per i suoi ospiti. Sempre occupato a disegnare e a dipingere, egli è tuttavia socievole e ha l&#8217;arte di conquistare gli uomini, facendo di ognuno uno scolaro. Ha saputo conquistare anche tutte le mie simpatie, mostrando indulgenza per la mia scarsa abilità, insistendo anzitutto sulla precisione del disegno, quindi sulla sicurezza e sulla chiarezza della luce e dell&#8217;ombra. Quando acquerella, ha sottomano sempre tre tinte; procedendo dall&#8217;ultimo al primo piano, e facendo uso ora dell&#8217;una ora dell&#8217;altra tinta, il quadro appare a un tratto bell&#8217;e pronto e non si sa come. Se la cosa fosse veramente così facile, come sembra! Mi ha detto un giorno con la sua schiettezza abituale: «Lei ha disposizione, ma non sa far nulla. Resti un anno e mezzo con me e potrà produrre cose che faran piacere a lei e agli amici». Non è questo un salmo, sul quale si dovrebbe tenere una predica a non finire a tutti i dilettanti? Se la predica mi gioverà, vedremo poi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prova della confidenza di cui lo onora la regina, non è soltanto che egli dà lezioni alle principessine ma, meglio ancora, che egli è chiamato spesso, la sera, a Corte, per intrattenersi su argomenti di arte e di quanto vi ha attinenza. In queste occasioni egli si giova, per testo, del Dizionario dello Sulzer, dal quale sceglie questo o quel passo, a suo talento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho dovuto dare la mia approvazione, ma poi anche ridere di me stesso. Qual differenza non c&#8217;è fra un uomo che vuol coltivarsi partendo dall&#8217;intimo dello spirito, e un altro, che vuole influire sugli altri, e dar loro un&#8217;istruzione pratica! La teoria dello Sulzer mi è sempre stata odiosa per la falsità del suo principio; ebbene, ora ho constatato che quest&#8217;opera contiene ancora ben più che la gente non abbia bisogno di sapere. Le molte cognizioni che essa offre, il modo di pensare cui si è limitato un uomo di valore come il Sulzer, non sono sufficienti per personaggi del gran mondo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non poche ore interessanti e piacevoli abbiamo passato anche nell&#8217;appartamento del restauratore Andres, che, chiamato da Roma, abita pure nella Reggia di Caserta, proseguendo assiduamente l&#8217;opera sua, alla quale il re tanto s&#8217;interessa. Non penso nemmeno a descrivere la sua abilità nel restaurare quadri antichi, perché si dovrebbe trattare nel tempo stesso dell&#8217;arduo compito e della felice soluzione, che costituiscono quest&#8217;industria singolare.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Caserta, Donnerstag, den 15. März.</summary><p>Hackert wohnt im alten Schlosse gar behaglich, es ist räumlich genug für ihn und Gäste. Immerfort beschäftigt mit Zeichnen oder Malen, bleibt er doch gesellig und weiß die Menschen an sich zu ziehen, indem er einen jeden zu seinem Schüler macht. Auch mich hat er ganz gewonnen, indem er mit meiner Schwäche Geduld hat, vor allen Dingen auf Bestimmtheit der Zeichnung, sodann auf Sicherheit und Klarheit der Haltung dringt. Drei Tinten stehen, wenn er tuscht, immer bereit, und indem er von hinten hervorarbeitet und eine nach der andern braucht, so entsteht ein Bild, man weiß nicht, woher es kommt. Wenn es nur so leicht auszuführen wäre, als es aussieht. Er sagte zu mir mit seiner gewöhnlichen bestimmten Aufrichtigkeit: &#8220;Sie haben Anlage, aber Sie können nichts machen. Bleiben Sie achtzehn Monat bei mir, so sollen Sie etwas hervorbringen, was Ihnen und andern Freude macht.&#8221; – Ist das nicht ein Text, über den man allen Dilettanten eine ewige Predigt halten sollte? Was sie mir fruchtet, wollen wir erleben.</p><p>Von dem besondern Vertrauen, womit ihn die Königin beehrt, zeugt nicht allein, daß er den Prinzessinnen praktischen Unterricht gibt, sondern vorzüglich, daß er über Kunst und was daran grenzt abends öfters zu belehrender Unterhaltung gerufen wird. Er legt dabei Sulzers Wörterbuch zum Grunde, woraus er nach Belieben und Überzeugung einen oder den andern Artikel wählt.</p><p>Ich mußte das billigen und dabei über mich selbst lächeln. Welch ein Unterschied ist nicht zwischen einem Menschen, der sich von innen aus auferbauen, und einem, der auf die Welt wirken und sie zum Hausgebrauch belehren will! Sulzers Theorie war mir wegen ihrer falschen Grundmaxime immer verhaßt, und nun sah ich, daß dieses Werk noch viel mehr enthielt, als die Leute brauchen. Die vielen Kenntnisse, die hier mitgeteilt werden, die Denkart, in welcher ein so wackrer Mann als Sulzer sich beruhigte, sollten die nicht für Weltleute hinreichend sein?</p><p>Mehrere vergnügte und bedeutende Stunden brachten wir bei dem Restaurator Andres zu, welcher, von Rom berufen, auch hier in dem alten Schlosse wohnt und seine Arbeiten, für die sich der König interessiert, emsig fortsetzt. Von seiner Gewandtheit, alte Bilder wiederherzustellen, darf ich zu erzählen nicht anfangen, weil man zugleich die schwere Aufgabe und die glückliche Lösung, womit sich diese eigene Handwerkskunst beschäftigt, entwickeln müßte.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Caserta, 16 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-16-caserta-0140" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ricevo oggi le vostre care del 19 febbraio, e rispondo subito due parole. Mi è sempre tanto gradito raccogliermi un po&#8217;, col pensiero rivolto agli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli è un paradiso; tutti vivono in una specie di ebbrezza e di oblio di se stessi. A me accade lo stesso; non mi riconosco quasi più, mi sembra d&#8217;essere un altr&#8217;uomo. Ieri mi dicevo: o sei stato folle fin qui, o lo sei adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra quindici giorni bisognerà decidere se andrò, o meno, in Sicilia. Non sono mai stato tanto in forse, per una risoluzione da prendere. Oggi sopraggiunge qualche cosa che mi spinge a partire, domani un&#8217;altra circostanza me ne dissuade. Due spiriti si contraddicono in me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ora, in confidenza, per le amiche soltanto; e che gli amici non ne sappiano nulla. Mi sono accorto che l&#8217;accoglienza fatta alla mia Ifigenia è stata un po&#8217; strana; gli amici erano abituati alla prima forma; conoscevano le espressioni, imparate quasi a memoria a forza di sentirle e di leggerle; adesso, tutto questo dà un altro suono, ed io capisco che, in sostanza, nessuno mi è grato della pena infinita che un tal lavoro mi è costato. Un lavoro come questo non finisce propriamente mai; bisogna dichiararlo finito, dopo d&#8217;aver fatto tutto il possibile rispetto al tempo e alle circostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia questo non mi può distogliere dal sottoporre il Tasso alla stessa operazione. Lo getterei piuttosto nel fuoco; ma io persisterò nel mio proposito e, stando così le cose, ne uscirà un&#8217;opera che farà stupire. Per questo mi fa sommo piacere che la stampa dei miei scritti proceda così lenta. Né fa poi tanto male, vedersi minacciati a distanza dal compositore tipografo. Strano tuttavia, che, per le azioni anche più libere, si attenda, anzi si desideri qualche inciampo.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Caserta, den 16. März 1787.</summary><p>Die lieben Briefe vom 19. Februar kommen heute mir zur Hand, und gleich soll ein Wort dagegen abgehen. Wie gerne mag ich, an die Freunde denkend, zur Besinnung kommen.</p><p>Neapel ist ein Paradies, jedermann lebt in einer Art von trunkner Selbstvergessenheit. Mir geht es ebenso, ich erkenne mich kaum, ich scheine mir ein ganz anderer Mensch. Gestern dacht&#8217; ich: &#8220;Entweder du warst sonst toll, oder du bist es jetzt.&#8221;</p><p>In vierzehn Tagen muß sich&#8217;s entscheiden, ob ich nach Sizilien gehe. Noch nie bin ich so sonderbar in einem Entschluß hin und her gebogen worden. Heute kommt etwas, das mir die Reise anrät, morgen ein Umstand, der sie abrät. Es streiten sich zwei Geister um mich.</p><p>Im Vertrauen zu den Freundinnen allein, nicht daß es die Freunde vernehmen! Ich merke wohl, daß es meiner &#8220;Iphigenie&#8221; wunderlich gegangen ist, man war die erste Form so gewohnt, man kannte die Ausdrücke, die man sich bei öfterm Hören und Lesen zugeeignet hatte; nun klingt das alles anders, und ich sehe wohl, daß im Grunde mir niemand für die unendlichen Bemühungen dankt. So eine Arbeit wird eigentlich nie fertig, man muß sie für fertig erklären, wenn man nach Zeit und Umständen das möglichste getan hat.</p><p>Doch das soll mich nicht abschrecken, mit &#8220;Tasso&#8221; eine ähnliche Operation vorzunehmen. Lieber würf&#8217; ich ihn ins Feuer, aber ich will bei meinem Entschluß beharren, und da es einmal nicht anders ist, so wollen wir ein wunderlich Werk daraus machen. Deshalb ist mir&#8217;s ganz angenehm, daß es mit dem Abdruck meiner Schriften so langsam geht. Und dann ist es doch wieder gut, sich in einiger Ferne vom Setzer bedroht zu sehen. Wunderlich genug, daß man zu der freisten Handlung doch einige Nötigung erwartet, ja fordert.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Caserta, 16 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-16-caserta-0141" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Se a Roma si studia con piacere, a Napoli non si vuole che vivere; si dimentica se stessi e l&#8217;universo; quanto a me, è una sensazione abbastanza strana questa di non aver da fare che con uomini che pensano a godere. Il cavaliere Hamilton, che è sempre qui come inviato d&#8217;Inghilterra, dopo d&#8217;aver fatto tanti anni il dilettante d&#8217;arte, e dopo d&#8217;aver tanto studiato la natura, ha trovato il colmo del diletto sia in natura che in arte nella persona d&#8217;una bella ragazza. Se la tiene in casa, ed è un&#8217;inglesina di circa vent&#8217;anni, veramente bella e ben fatta. Le ha fatto allestire un costume greco che le sta a meraviglia: così vestita, ella si scioglie i capelli, prende due o tre scialli, e sa dare tanta varietà ai suoi atteggiamenti, ai suoi gesti, alle sue espressioni, che si finisce col credere veramente di sognare. Quel che tanti e tanti artisti sarebbero felici di esprimere, in lei appare compiuto, pieno di vita e di una varietà sorprendente. In piedi, a ginocchi, seduta, sdraiata, seria, triste, maliziosa, sfrenata, contrita, provocante, minacciosa, angosciata, ecc., una posa segue l&#8217;altra e deriva dall&#8217;altra. Per ogni espressione, ha l&#8217;arte di scegliere le pieghe dello scialle, di cambiarle e di far cento diverse acconciature del capo con gli stessi nastri. Il vecchio cavaliere le tiene la candela, ufficio al quale s&#8217;è dedicato con tutta l&#8217;anima. Egli trova in lei tutte le statue antiche, tutti i bei profili delle monete sicule, e perfino l&#8217;Apollo di Belvedere. Certo, che il divertimento è unico. Noi lo abbiamo già goduto due sere. Stamane, Tischbein le farà il ritratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto ai particolari che ho potuto apprendere e ricostruire circa la Corte, i suoi personaggi e quel che vi succede, devo prima controllare e mettere in chiaro tutto. Oggi il re è alla caccia del lupo; sperano di ucciderne cinque per lo meno.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Caserta, den 16. März 1787</summary><p>Wenn man in Rom gern studieren mag, so will man hier nur leben; man vergißt sich und die Welt, und für mich ist es eine wunderliche Empfindung, nur mit genießenden Menschen umzugehen. Der Ritter Hamilton, der noch immer als englischer Gesandter hier lebt, hat nun nach so langer Kunstliebhaberei, nach so langem Naturstudium den Gipfel aller Natur- und Kunstfreude in einem schönen Mädchen gefunden. Er hat sie bei sich, eine Engländerin von etwa zwanzig Jahren. Sie ist sehr schön und wohl gebaut. Er hat ihr ein griechisch Gewand machen lassen, das sie trefflich kleidet, dazu löst sie ihre Haare auf, nimmt ein paar Schals und macht eine Abwechslung von Stellungen, Gebärden, Mienen etc., daß man zuletzt wirklich meint, man träume. Man schaut, was so viele tausend Künstler gerne geleistet hätten, hier ganz fertig in Bewegung und überraschender Abwechslung. Stehend, knieend, sitzend, liegend, ernst, traurig, neckisch, ausschweifend, bußfertig, lockend, drohend, ängstlich etc., eins folgt aufs andere und aus dem andern. Sie weiß zu jedem Ausdruck die Falten des Schleiers zu wählen, zu wechseln, und macht sich hundert Arten von Kopfputz mit denselben Tüchern. Der alte Ritter hält das Licht dazu und hat mit ganzer Seele sich diesem Gegenstand ergeben. Er findet in ihr alle Antiken, alle schönen Profile der sizilianischen Münzen, ja den Belvederschen Apoll selbst. So viel ist gewiß, der Spaß ist einzig! Wir haben ihn schon zwei Abende genossen. Heute früh malt sie Tischbein.</p><p>Vom Personal des Hofs und den Verhältnissen, was ich erfahren und kombiniert, muß erst geprüft und geordnet werden. Heute ist der König auf die Wolfsjagd, man hofft, wenigstens fünfe zu erlegen.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="1600" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi.jpg" alt="Il parco della Reggia di Caserta oggi. Foto Giuseppe Guida, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0." class="wp-image-9019" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-300x200.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-1024x683.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-768x512.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-1536x1024.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-2048x1365.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-415x277.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-650x433.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-reggia-parco-oggi-250x167.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il parco della Reggia di Caserta oggi. Foto Giuseppe Guida, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Reggia di Caserta con il parco e l&#8217;Acquedotto Carolino; il «vecchio castello» dove abitava Hackert è probabilmente il Palazzo Acquaviva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Reggia di Caserta, Piazza Carlo di Borbone, 81100 Caserta</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1095" height="1400" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert.jpg" alt="Jacob Philipp Hackert, pittore di corte a Caserta, che a Goethe disse: «Lei ha talento, ma non sa fare niente». Raccolta SPUN." class="wp-image-8440" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert.jpg 1095w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-235x300.jpg 235w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-801x1024.jpg 801w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-768x982.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-415x531.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-650x831.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/philipphackert-250x320.jpg 250w" sizes="(max-width: 1095px) 100vw, 1095px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jacob Philipp Hackert, pittore di corte a Caserta, che a Goethe disse: «Lei ha talento, ma non sa fare niente». Raccolta SPUN.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1264" height="1957" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794.jpg" alt="Emma Lyons nell'atteggiamento di Sofonisba, da una delle incisioni di Friedrich Rehberg, 1794: le «attitudini» che Goethe vide la sera del 14 marzo. Tavola in Benedetto Croce, Volfango Goethe a Napoli, 1903; pubblico dominio." class="wp-image-9031" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794.jpg 1264w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-194x300.jpg 194w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-661x1024.jpg 661w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-768x1189.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-992x1536.jpg 992w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-415x643.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-650x1006.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/emma-lyons-sofonisba-rehberg-1794-250x387.jpg 250w" sizes="(max-width: 1264px) 100vw, 1264px" /><figcaption class="wp-element-caption">Emma Lyons nell&#8217;atteggiamento di Sofonisba, da una delle incisioni di Friedrich Rehberg, 1794: le «attitudini» che Goethe vide la sera del 14 marzo. Tavola in Benedetto Croce, Volfango Goethe a Napoli, 1903; pubblico dominio.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai.jpg" alt="La sera del 14 marzo 1787 nel vecchio castello: lo scialle e le attitudini davanti agli ospiti a lume di candela. Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9027" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/caserta-1787-attitudini-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La sera del 14 marzo 1787 nel vecchio castello: lo scialle e le attitudini davanti agli ospiti a lume di candela. Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Video</h2>



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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8355">Jakob Philipp Hackert</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/caserta-reggia-hackert/">La Reggia di Caserta, Hackert ed Emma</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il pranzo dalla principessa</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/napoli-palazzo-della-principessa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-palazzo-della-principessa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Credendola povera come i Filangieri, Goethe si ritrova nel palazzo sontuoso della «principessina», con servitori in livrea sulle scale: «mi parve di essere il sultano delle fiabe di Wieland».</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-palazzo-della-principessa/">Il pranzo dalla principessa</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Credendola povera come i Filangieri, Goethe si ritrova nel palazzo sontuoso della «principessina», con servitori in livrea sulle scale: «mi parve di essere il sultano delle fiabe di Wieland». A tavola lei tormenta i frati sui cibi di magro e lo invita a Sorrento, a farsi guarire dalla filosofia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 12 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-12-neapel-0136" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per arrivare alla debita ora in casa della mia bizzarra principessina e per non sbagliarmi, ho preso un servitore di piazza. Costui mi condusse innanzi al portone d&#8217;un gran palazzo; ma non potendo io supporre che ella avesse una così splendida dimora, pronunziai ancora una volta, chiaramente, il suo nome; il servitore mi confermò che io era arrivato. Trovai un cortile spazioso, solitario e tranquillo, pulito, vuoto, circondato dalla costruzione principale e da altre accessorie: è la solita architettura napoletana, piena di gaiezza come la sua tinta. Di fronte, una grande porta d&#8217;ingresso e uno scalone largo e comodo. Ai due lati dello scalone, dal basso in alto, erano schierati i servitori, in livree di gala, che al mio passaggio fecero un profondo inchino. Mi sembrava d&#8217;essere il sultano nelle fiabe del Wieland e, seguendo il suo esempio, mi feci coraggio. Più in là fui ricevuto dai domestici dell&#8217;appartamento, finché il più maestoso aprì la porta d&#8217;un salone, ed io mi vidi innanzi un altro grande vano, altrettanto splendido ma non meno vuoto di tutto il resto. Passeggiando su e giù, osservai in una galleria laterale una tavola apparecchiata per una quarantina di persone e la cui magnificenza era pari a tutto l&#8217;assieme. Entrò un prete secolare, il quale, senza domandarmi chi io fossi o donde venissi, mi trattò come un&#8217;antica conoscenza, discorrendo del più e del meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una porta a due battenti si aprì e si chiuse subito dietro un vecchio signore, che si fece avanti. Il prete gli andò incontro, io feci lo stesso e lo salutai con poche parole cortesi, alle quali egli rispose con certi balbettamenti e certi ringhi, che io non potei comprender sillaba di tutto quell&#8217;idioma da ottentotti. Essendosi poi il vecchio accostato al caminetto, il prete si tirò in disparte, ed io lo imitai. Entrò un maestoso benedettino, seguito da un più giovane confratello, che salutò a sua volta il padron di casa, e ne ricevette a sua volta i soliti abbaiamenti, dopo di che si ritirò presso la finestra con noi. Gli ecclesiastici regolari, specialmente quelli vestiti con una certa eleganza, godono in società dei più grandi vantaggi. Il loro abito accenna bensì all&#8217;umiltà e alla rinunzia, ma nel tempo stesso conferisce loro una spiccata dignità. Nel loro contegno possono mostrarsi umili senza abbassarsi; ma quando si risollevano, non disdice loro una certa qual sicurezza di se stessi, che non si passerebbe per buona a tutt&#8217;altri ceti. Tale era questo monaco. Io gli domandai di Montecassino, ed egli mi invitò a fargli una visita, promettendomi le accoglienze più liete. Intanto la sala s&#8217;era riempita: c&#8217;erano ufficiali, personaggi di corte, preti secolari e perfino qualche cappuccino. Io cercavo inutilmente delle signore, che pure non sarebbero dovute mancare. La porta a due battenti si riaprì e si richiuse due volte. Entrò una vecchia dama, più vecchia ancora del signore, e questa volta la presenza della padrona di casa mi diede la piena sicurezza che mi trovavo in un palazzo straniero, completamente sconosciuto agli abitanti. Ma già si serviva in tavola ed io mi tenevo vicino agli ecclesiastici per scivolare con loro nel paradiso della sala da pranzo, quando tutt&#8217;a un tratto ecco entrare il Filangieri e sua moglie, con molte scuse per il ritardo. Poco dopo ecco irrompere nella sala anche la mia principessina che, passando davanti a tutti con inchini, riverenze, cenni del capo, si fermò proprio davanti a me. «Siete stato bravo a mantenere la parola» esclamò; «a tavola vi metterete vicino a me; i migliori bocconi saranno per voi. Aspettate un momento. Devo prima scegliere il mio posto; dopo vi metterete accanto a me». A quest&#8217;invito, seguii la sua varia manovra e finalmente arrivammo a posto, i benedettini dirimpetto, i Filangieri all&#8217;altro lato. «È un pranzo squisito», continuò; «tutti cibi di magro, ma roba scelta. Ora vi indicherò il meglio; ma prima devo un po&#8217; tormentare questi preti; non li posso digerire, questi bricconi; vengono tutti i giorni a portarci via qualche cosa; e dovremmo godercelo coi nostri amici, quel po&#8217; di ben di Dio che abbiamo». Si servì la zuppa; il benedettino mangiava con grande compunzione. «Prego, non fate cerimonie, padre», disse anche a lui; «forse che il cucchiaio è troppo piccolo? Ve ne farò portare uno più grande. I nostri reverendi sono così abituati a riempirsi la bocca!» Il padre rispose che in una casa di gran signori come quella, tutto era disposto così bene da soddisfare pienamente ben altri ospiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si servirono dei pasticcini, e il padre non ne prese che uno. «Ma prendetene una mezza dozzina!» gli gridò; «non sapete che la pasta sfogliata è di facile digestione?». Il bravo padre prese un altro pasticcino, ringraziando della graziosa attenzione, come se non avesse capito lo scherzo irriverente. E venne un altro dolce, più grande, che le fornì l&#8217;occasione di dar la stura alla sua malizia; infatti, avendone il monaco infilato un pezzetto e tiratolo a sé, ne era caduto sul piatto un secondo pezzo. «Ma prendetene un terzo, padre reverendo!» gridò allora; «a quanto pare, avete voglia di stabilire una buona base!». E il padre: «Quando si fornisce un materiale così buono, l&#8217;architetto ha ben da lavorare!». E così via di questo passo, senza che la principessa s&#8217;interrompesse un momento, se non per servirmi coscienziosamente i migliori bocconi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io m&#8217;intrattenevo intanto col mio vicino su argomenti molto più seri. Non ho inteso il Filangieri pronunziare una sola parola insignificante. Egli assomiglia, in questo, come in molte altre cose, al nostro amico Giorgio Schlosser; soltanto che, da napoletano e da uomo di mondo, quello è d&#8217;un temperamento più dolce e d&#8217;una conversazione più alla mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante tutto questo tempo, la malizia della nostra vicina non aveva lasciato tregua a quei reverendi. I pesci specialmente, che, essendo quaresima, eran preparati in forma di carne, le fornirono argomento inesauribile di trovate irriverenti e piccanti, soprattutto per mettere in rilievo e raccomandare il gusto della carne. Se era proibita la sostanza, diceva, c&#8217;era almeno da godere dell&#8217;apparenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho notato altri scherzi di questo genere, che però non ho il coraggio di riferire: certe cose possono essere tollerate nel vivo della conversazione, specialmente se pronunciate da una bella bocca, ma, a metterle in nero sul bianco, non piacciono nemmeno a me. E l&#8217;insolenza ha questo di particolare, che lì per lì piace, perché stordisce; ma a raccontarla, ci offende e ci ripugna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevano servito il dessert, ed io temevo che le chiacchiere non finissero più; ma quando meno me l&#8217;aspettavo, la mia vicina si rivolse a me, seria seria, e: «Lasciamo che i preti, disse, si godano il Siracusa in santa pace; non mi riesce mai di tormentarne uno come intendo io; nemmeno di fargli perdere l&#8217;appetito. Parliamo piuttosto un po&#8217; sul serio. Che diavolo avete detto col Filangieri? Gran brav&#8217;uomo eh? ma si dà troppo da fare. Quante volte non gli ho detto: se voi altri fate delle leggi nuove, noi non finiremo più di stancarci per trovar subito il mezzo di trasgredirle; mentre per le leggi vecchie, abbiam già trovato il rimedio. Vedete un po&#8217; a Napoli, come è bello; la gente vive da secoli allegra e senza pensieri e, a impiccarne uno di tanto in tanto, tutti gli altri rigano diritto che è un incanto».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo di che, mi fece la proposta di andare in quel di Sorrento, dove essa possiede molte terre e dove fra l&#8217;altro il suo fattore mi farebbe gustare i pesci più squisiti e una carne di vitello da latte, detta mungana, delicatissima. L&#8217;aria della montagna e il panorama stupendo mi guarirebbero di ogni filosofia; più tardi verrebbe anche lei e non mi resterebbe più traccia di tante rughe, da cui mi son lasciato solcare anzi tempo; insomma, si vivrebbe insieme allegramente.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Montag, den 12. März.</summary><p>Abends.</p><p>Damit ich ja zur bestimmten Zeit heute bei dem wunderlichen Prinzeßchen wäre und das Haus nicht verfehlte, berief ich einen Lohnbedienten. Er brachte mich vor das Hoftor eines großen Palastes, und da ich ihr keine so prächtige Wohnung zutraute, buchstabierte ich ihm noch einmal aufs deutlichste den Namen; er versicherte, daß ich recht sei. Nun fand ich einen geräumigen Hof, einsam und still, reinlich und leer, von Haupt- und Seitengebäuden umgeben. Bauart die bekannte heitere neapolitanische, so auch die Färbung. Gegen mir über ein großes Portal und eine breite, gelinde Treppe. An beiden Seiten derselben hinaufwärts in kostbarer Livree Bedienten gereiht, die sich, wie ich an ihnen vorbeistieg, aufs tiefste bückten. Ich schien mir der Sultan in Wielands Feenmärchen und faßte mir nach dessen Beispiel ein Herz. Nun empfingen mich die höheren Hausbedienten, bis endlich der anständigste die Türe eines großen Saals eröffnete, da sich denn ein Raum vor mir auftat, den ich ebenso heiter, aber auch so menschenleer fand als das übrige. Beim Auf- und Abgehen erblickte ich in einer Seitengalerie etwa für vierzig Personen prächtig, dem Ganzen gemäß eine Tafel bereitet. Ein Weltgeistlicher trat herein; ohne mich zu fragen, wer ich sei, noch woher ich komme, nahm er meine Gegenwart als bekannt an und sprach von den allgemeinsten Dingen.</p><p>Ein Paar Flügeltüren taten sich auf, hinter einem ältlichen Herrn, der hereintrat, gleich wieder verschlossen. Der Geistliche ging auf ihn los, ich auch, wir begrüßten ihn mit wenigen höflichen Worten, die er mit bellenden, stotternden Tönen erwiderte, so daß ich mir keine Silbe des hottentottischen Dialekts enträtseln konnte. Als er sich ans Kamin gestellt, zog sich der Geistliche zurück und ich mit ihm. Ein stattlicher Benediktiner trat herein, begleitet von einem jüngeren Gefährten; auch er begrüßte den Wirt, auch er wurde angebellt, worauf er sich denn zu uns ans Fenster zurückzog. Die Ordensgeistlichen, besonders die eleganter gekleideten, haben in der Gesellschaft die größten Vorzüge; ihre Kleidung deutet auf Demut und Entsagung, indem sie ihnen zugleich entschiedene Würde verleiht. In ihrem Betragen können sie, ohne sich wegzuwerfen, unterwürfig erscheinen, und dann, wenn sie wieder strack auf ihren Hüften stehen, kleidet sie eine gewisse Selbstgefälligkeit sogar wohl, welche man allen übrigen Ständen nicht zugute gehen ließe. So war dieser Mann. Ich fragte nach Monte Cassino, er lud mich dahin und versprach mir die beste Aufnahme. Indessen hatte sich der Saal bevölkert: Offiziere, Hofleute, Weltgeistliche, ja sogar einige Kapuziner waren gegenwärtig. Vergebens suchte ich nach einer Dame, und daran sollte es denn auch nicht fehlen. Abermals ein Paar Flügeltüren taten sich auf und schlossen sich. Eine alte Dame war hereingetreten, wohl noch älter als der Herr, und nun gab mir die Gegenwart der Hausfrau die völlige Versicherung, daß ich in einem fremden Palast, unbekannt völlig den Bewohnern sei. Schon wurden die Speisen aufgetragen, und ich hielt mich in der Nähe der geistlichen Herren, um mit ihnen in das Paradies des Tafelzimmers zu schlüpfen, als auf einmal Filangieri mit seiner Gemahlin hereintrat, sich entschuldigend, daß er verspätet habe. Kurz darauf sprang Prinzeßchen auch in den Saal, fuhr unter Knicksen, Beugungen, Kopfnicken an allen vorbei auf mich los. &#8220;Es ist recht schön, daß Sie Wort halten!&#8221; rief sie, &#8220;setzen Sie sich bei Tafel zu mir, Sie sollen die besten Bissen haben. Warten Sie nur! Ich muß mir erst den rechten Platz aussuchen, dann setzen Sie sich gleich an mich.&#8221; So aufgefordert, folgte ich den verschiedenen Winkelzügen, die sie machte, und wir gelangten endlich zum Sitze, die Benediktiner gerade gegen uns über, Filangieri an meiner andern Seite. – &#8220;Das Essen ist durchaus gut&#8221;, sagte sie, &#8220;alles Fastenspeisen, aber ausgesucht, das Beste will ich Ihnen andeuten. Jetzt muß ich aber die Pfaffen scheren. Die Kerls kann ich nicht ausstehen; sie hucken unserm Hause tagtäglich etwas ab. Was wir haben, sollten wir selbst mit Freunden verzehren!&#8221; – Die Suppe war herumgegeben, der Benediktiner aß mit Anstand. – &#8220;Bitte, sich nicht zu genieren, Hochwürden&#8221;, rief sie aus, &#8220;ist etwa der Löffel zu klein? Ich will einen größern holen lassen, die Herren sind ein tüchtiges Maulvoll gewohnt.&#8221; Der Pater versetzte, es sei in ihrem fürstlichen Hause alles so vortrefflich eingerichtet, daß ganz andere Gäste als er eine vollkommenste Zufriedenheit empfinden würden.</p><p>Von den Pastetchen nahm sich der Pater nur eins, sie rief ihm zu, er möchte doch ein halb Dutzend nehmen! Blätterteig, wisse er ja, verdaue sich leicht genug. Der verständige Mann nahm noch ein Pastetchen, für die gnädige Attention dankend, als habe er den lästerlichen Scherz nicht vernommen. Und so mußte ihr auch bei einem derbern Backwerk Gelegenheit werden, ihre Bosheit auszulassen; denn als der Pater ein Stück anstach und es auf seinen Teller zog, rollte ein zweites nach. – &#8220;Ein drittes&#8221;, rief sie, &#8220;Herr Pater, Sie scheinen einen guten Grund legen zu wollen!&#8221; – &#8220;Wenn so vortreffliche Materialien gegeben sind, hat der Baumeister leicht arbeiten!&#8221; versetzte der Pater. – Und so ging es immer fort, ohne daß sie eine andere Pause gemacht hätte, als mir gewissenhaft die besten Bissen zuzuteilen.</p><p>Ich sprach indessen mit meinem Nachbar von den ernstesten Dingen. Überhaupt habe ich Filangieri nie ein gleichgültiges Wort reden hören. Er gleicht darin wie in manchem andern unserm Freunde Georg Schlosser, nur daß er als Neapolitaner und Weltmann eine weichere Natur und einen bequemem Umgang hat.</p><p>Die ganze Zeit war den geistlichen Herren von dem Mutwillen meiner Nachbarin keine Ruhe gegönnt, besonders gaben ihr die zur Fastenzeit in Fleischgestalt verwandelten Fische unerschöpflichen Anlaß, gott- und sittenlose Bemerkungen anzubringen, besonders aber auch die Fleischeslust hervorzuheben und zu billigen, daß man sich wenigstens an der Form ergötze, wenn auch das Wesen verboten sei.</p><p>Ich habe mir noch mehr solcher Scherze gemerkt, die ich jedoch mitzuteilen nicht Mut habe. Dergleichen mag sich im Leben und aus einem schönen Munde noch ganz erträglich ausnehmen, schwarz auf weiß dagegen wollen sie mir selbst nicht mehr gefallen. Und dann hat freche Verwegenheit das Eigene, daß sie in der Gegenwart erfreut, weil sie in Erstaunen setzt, erzählt aber erscheint sie uns beleidigend und widerlich.</p><p>Das Dessert war aufgetragen, und ich fürchtete, nun gehe es immer so fort; unerwartet aber wandte sich meine Nachbarin ganz beruhigt zu mir und sagte: &#8220;Den Syrakuser sollen die Pfaffen in Ruhe verschlucken, es gelingt mir doch nicht, einen zu Tode zu ärgern, nicht einmal, daß ich ihnen den Appetit verderben könnte. Nun lassen Sie uns ein vernünftiges Wort reden! Denn was war das wieder für ein Gespräch mit Filangieri! Der gute Mann! er macht sich viel zu schaffen. Schon oft habe ich ihm gesagt: &#8220;Wenn ihr neue Gesetze macht, so müssen wir uns wieder neue Mühe geben, um auszusinnen, wie wir auch die zunächst übertreten können; bei den alten haben wir es schon weg.&#8221; Sehen Sie nur einmal, wie schön Neapel ist; die Menschen leben seit so vielen Jahren sorglos und vergnügt, und wenn von Zeit zu Zeit einmal einer gehängt wird, so geht alles übrige seinen herrlichen Gang.&#8221; Sie tat mir hierauf den Vorschlag, ich solle nach Sorrent gehen, wo sie ein großes Gut habe, ihr Haushofmeister werde mich mit den besten Fischen und dem köstlichsten Milchkalbfleisch (mungana) herausfüttern. Die Bergluft und die himmlische Aussicht sollten mich von aller Philosophie kurieren, dann wollte sie selbst kommen, und von den sämtlichen Runzeln, die ich ohnehin zu früh einreißen lasse, solle keine Spur übrigbleiben, wir wollten zusammen ein recht lustiges Leben führen.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 25 maggio 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-05-25-neapel-0210" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente, non la rivedrò più la mia bizzarra principessina. Ella è partita per Sorrento e prima di partire mi ha onorato di una lavata di capo per aver preferito alla sua compagnia la petrosa e deserta Sicilia. Alcuni amici mi hanno dato la spiegazione di questo fenomeno. Nata di famiglia nobile ma non ricca, educata in convento, s&#8217;era decisa a sposare un principe vecchio e ricco, al quale matrimonio l&#8217;avevan potuta indurre tanto più facilmente, quanto più aveva sortito da natura un&#8217;indole, buona in fondo, ma del tutto incapace di amore. In tale posizione più che agiata, ma non indipendente per le grandi relazioni della famiglia, cercò una risorsa nel suo spirito, e vedendosi inceppata nei suoi movimenti, pensò a sciogliere per lo meno lo scilinguagnolo. Mi è stato assicurato che la sua condotta è assolutamente irreprensibile; tant&#8217;è, sembra si sia proposto di romperla a viso aperto con tutti i rapporti sociali mediante una lingua che non conosce freni. C&#8217;è chi ha osservato, scherzando, che nessuna censura lascerebbe passare i suoi discorsi, se fossero scritti, non sapendo ella dir nulla che non suoni offesa alla religione, al governo o alla morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Girano sul suo conto gli aneddoti più bizzarri e più gustosi. Eccone uno, benché non fra i più decenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco prima del terremoto che ha desolato la Calabria, ella si era ritirata laggiù nelle terre di suo marito. Nei dintorni del suo castello avevano costruito una baracca, cioè un&#8217;abitazione di legno, a un solo piano, posta immediatamente sul suolo; del resto tappezzata, ammobiliata e fornita di tutti i comodi. Ai primi segnali del terremoto, ella si rifugiò nella baracca. Stava seduta sopra un sofà, intenta a intrecciar dei nodi, davanti a un tavolino da lavoro, avendo dirimpetto un abate, vecchio prete di casa. Improvvisamente ecco che il terreno traballa e la baracca si sfascia dalla parte della dama, mentre la parte opposta si solleva, sollevando per ciò anche l&#8217;abate e il tavolino. «Vergogna!» esclamò la dama, con la testa appoggiata alla parete che crollava: «sono cose decenti queste, per un reverendo come voi? Fate certe mosse, come se voleste cadermi addosso! Questa è un&#8217;offesa ad ogni principio di morale e di decenza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto la baracca aveva ripreso la sua posizione, e la dama non finiva dal ridere della matta figura di satiro che il povero vecchio era stato costretto a fare: come se una simile buffonata le avesse fatto dimenticare completamente tante calamità e perfino le gravi perdite che avevan colpito la sua famiglia e tante migliaia di persone. Carattere strano e felice, che sa trovare una facezia anche nel momento in cui la terra sta per inghiottirci.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Freitag, den 25. Mai 1787</summary><p>Mein lockeres Prinzeßchen werde ich wohl nicht wiedersehen; sie ist wirklich nach Sorrent und hat mir die Ehre angetan, vor ihrer Abreise auf mich zu schelten, daß ich das steinichte und wüste Sizilien ihr habe vorziehen können. Einige Freunde gaben mir Auskunft über diese sonderbare Erscheinung. Aus einem guten, doch unvermögenden Hause geboren, im Kloster erzogen, entschloß sie sich, einen alten und reichen Fürsten zu heiraten, und man konnte sie um so eher dazu überreden, als die Natur sie zu einem zwar guten, aber zur Liebe völlig unfähigen Wesen gebildet hatte. In dieser reichen, aber durch Familienverhältnisse höchst beschränkten Lage suchte sie sich durch ihren Geist zu helfen und, da sie in Tun und Lassen gehindert war, wenigstens ihrem Mundwerk freies Spiel zu geben. Man versicherte mir, daß ihr eigentlichster Wandel ganz untadelig sei, daß sie sich aber fest vorgesetzt zu haben scheine, durch ein unbändiges Reden allen Verhältnissen ins Angesicht zu schlagen. Man bemerkte scherzend, daß keine Zensur ihre Diskurse, wären sie schriftlich verfaßt, könne durchgehen lassen, weil sie durchaus nichts vorbringe, als was Religion, Staat oder Sitten verletze.</p><p>Man erzählte die wunderlichsten und artigsten Geschichten von ihr, wovon eine hier stehen mag, ob sie gleich nicht die anständigste ist.</p><p>Kurz vor dem Erdbeben, das Kalabrien betraf, war sie auf die dortigen Güter ihres Gemahls gezogen. Auch in der Nähe ihres Schlosses war eine Baracke gebaut, das heißt ein hölzernes einstöckiges Haus, unmittelbar auf den Boden aufgesetzt; übrigens tapeziert, möbliert und schicklich eingerichtet. Bei den ersten Anzeigen des Erdbebens flüchtete sie dahin. Sie saß auf dem Sofa, Knötchen knüpfend, vor sich ein Nähtischchen, gegen ihr über ein Abbé, ein alter Hausgeistlicher. Auf einmal wogte der Boden, das Gebäude sank an ihrer Seite nieder, indem die entgegengesetzte sich emporhob, der Abbé und das Tischchen wurde also auch in die Höhe gehoben. &#8220;Pfui!&#8221; rief sie, an der sinkenden Wand mit dem Kopfe gelehnt, &#8220;schickt sich das für einen so ehrwürdigen Mann? Ihr gebärdet Euch ja, als wenn Ihr auf mich fallen wolltet. Das ist ganz gegen alle Sitte und Wohlstand.&#8221;</p><p>Indessen hatte das Haus sich wieder niedergesetzt, und sie wußte sich vor Lachen nicht zu lassen über die närrische, lüsterne Figur, die der gute Alte sollte gespielt haben, und sie schien über diesen Scherz von allen Kalamitäten, ja dem großen Verlust, der ihre Familie und so viel tausend Menschen betraf, nicht das mindeste zu empfinden. Ein wundersam glücklicher Charakter, dem noch eine Posse gelingt, indem ihn die Erde verschlingen will.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="1800" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1.jpg" alt="Palazzo Ravaschieri di Satriano sulla Riviera di Chiaia, ampliato da Ferdinando Sanfelice: Benedetto Croce (1903) vi riconosce il palazzo della «principessina», Teresa Filangieri. Foto Xerse, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0." class="wp-image-9124" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-300x225.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-1024x768.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-768x576.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-1536x1152.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-2048x1536.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-640x480.jpg 640w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-415x311.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-650x488.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm1-250x188.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">Palazzo Ravaschieri di Satriano sulla Riviera di Chiaia, ampliato da Ferdinando Sanfelice: Benedetto Croce (1903) vi riconosce il palazzo della «principessina», Teresa Filangieri. Foto Xerse, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Goethe non nomina né la dama né il palazzo. Benedetto Croce (1903) identifica la «principessina» con Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri, principessa di Satriano, sorella di Gaetano, e il suo palazzo con il palazzo Satriano «al largo della Vittoria, all&#8217;angolo tra la via Calabritto e la Riviera di Chiaia», con facciata, cortile e scala di Ferdinando Sanfelice. La proprietà a «Sorrento» di cui lei parla è, secondo Croce, il castello di Vico Equense, dove Gaetano Filangieri morì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Palazzo Ravaschieri di Satriano, Riviera di Chiaia angolo via Calabritto, 80121 Napoli</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="2400" height="1601" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0.jpg" alt="L. Iely, un salone di Palazzo Satriano a Napoli, acquerello del 1829 (Cooper Hewitt). Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-9123" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0.jpg 2400w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-300x200.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-1024x683.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-768x512.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-1536x1025.jpg 1536w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-2048x1366.jpg 2048w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-415x277.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-650x434.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-wm0-250x167.jpg 250w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><figcaption class="wp-element-caption">L. Iely, un salone di Palazzo Satriano a Napoli, acquerello del 1829 (Cooper Hewitt). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai.jpg" alt="La scala del palazzo della «principessina», 12 marzo 1787, con i servitori in livrea allineati che s'inchinano: «mi parve di essere il sultano delle fiabe di Wieland». Ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9074" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-della-principessa-1787-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La scala del palazzo della «principessina», 12 marzo 1787, con i servitori in livrea allineati che s&#8217;inchinano: «mi parve di essere il sultano delle fiabe di Wieland». Ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8328">Glück &#8211; L&#8217;incontro con Filangieri</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-palazzo-della-principessa/">Il pranzo dalla principessa</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gaetano Filangieri e Vico</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/napoli-filangieri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-filangieri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritratto del cavaliere Filangieri, autore della Scienza della legislazione: soldato, cavaliere e uomo di mondo temperato da un delicato senso morale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-filangieri/">Gaetano Filangieri e Vico</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il ritratto del cavaliere Filangieri, autore della Scienza della legislazione: soldato, cavaliere e uomo di mondo temperato da un delicato senso morale. Presenta a Goethe Giambattista Vico, il «patriarca» dei giuristi napoletani. Il 9 marzo, in casa Filangieri, la piccola dama chiacchierona che lo invita a pranzo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 5 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-05-neapel-0130" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Devo dire brevemente qualche cosa d&#8217;un gran valentuomo, del quale ho fatto la conoscenza in questi giorni. Parlo del cavaliere Filangieri, noto per la sua opera sulla Scienza della legislazione. Egli appartiene a quella categoria di giovani egregi, che si prefiggono il bene dell&#8217;umanità non iscompagnato da una onesta libertà. Alle sue maniere si riconosce l&#8217;uomo d&#8217;armi, il signore e l&#8217;uomo di mondo; ma tanta nobiltà è temperata in lui dall&#8217;espressione di uno squisito senso morale, che, diffuso in tutta la persona, brilla con molta grazia in ogni sua parola, in ogni suo gesto. È sinceramente devoto al suo re e alla causa del reame, pur non approvando tutto quel che avviene; ma anche lui ha paura di Giuseppe II. L&#8217;idea di un sovrano dispotico, anche se campata semplicemente in aria, è spaventevole per un uomo di alto sentire. Mi ha parlato con tutta schiettezza di ciò che Napoli avrebbe da temere da parte di quel sovrano. Discorre volentieri del Montesquieu, del Beccaria, non meno che dei suoi propri lavori, e sempre con quello spirito di gran simpatia e di sincero entusiasmo giovanile per il bene. Non credo che abbia ancora varcato la quarantina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin da principio mi ha fatto conoscere un antico scrittore, della cui sapienza senza fondo questi moderni giuristi italiani vanno quanto mai lieti e superbi. Il suo nome è Giambattista Vico, e lo antepongono al Montesquieu. Da una scorsa alla sua opera, che mi fu presentata come una reliquia, mi è parso trovarvi presentimenti sibillini del buono e del giusto che un giorno regneranno o dovrebbero regnare su questa terra, presentimenti fondati sopra un&#8217;austera meditazione della storia e della vita. È cosa ben degna, che una nazione possegga un tal patriarca. Per noi tedeschi, una bibbia simile sarà un giorno lo Hamann.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, den 5. März 1787.</summary><p>Von einem trefflichen Manne, den ich diese Tage kennen gelernt, muß ich kürzlich das Allgemeinste erwähnen. Es ist Ritter Filangieri, bekannt durch sein Werk über die Gesetzgebung. Er gehört zu den ehrwürdigen jungen Männern, welche das Glück der Menschen und eine löbliche Freiheit derselben im Auge behalten. An seinem Betragen kann man den Soldaten, den Ritter und Weltmann erkennen, gemildert ist jedoch dieser Anstand durch den Ausdruck eines zarten sittlichen Gefühls, welches, über die ganze Person verbreitet, aus Wort und Wesen gar anmutig hervorleuchtet. Auch er ist seinem Könige und dessen Königreich im Herzen verbündet, wenn er auch nicht alles billigt, was geschieht; aber auch er ist gedrückt durch die Furcht vor Joseph dem Zweiten. Das Bild eines Despoten, wenn es auch nur in der Luft schwebt, ist edlen Menschen schon fürchterlich. Er sprach mit mir ganz offen, was Neapel von jenem zu fürchten habe. Er unterhält sich gern über Montesquieu, Beccaria, auch über seine eigenen Schriften, alles in demselben Geiste des besten Wollens und einer herzlichen jugendlichen Lust, das Gute zu wirken. Er mag noch in den Dreißigen stehen.</p><p>Gar bald machte er mich mit einem alten Schriftsteller bekannt, an dessen unergründlicher Tiefe sich diese neuern italienischen Gesetzfreunde höchlich erquicken und erbauen, er heißt Johann Baptista Vico, sie ziehen ihn dem Montesquieu vor. Bei einem flüchtigen Überblick des Buches, das sie mir als ein Heiligtum mitteilten, wollte mir scheinen, hier seien sibyllinische Vorahnungen des Guten und Rechten, das einst kommen soll oder sollte, gegründet auf ernste Betrachtungen des Überlieferten und des Lebens. Es ist gar schön, wenn ein Volk solch einen Ältervater besitzt; den Deutschen wird einst Hamann ein ähnlicher Kodex werden.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 9 marzo 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-03-09-neapel-0134" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa piacevole, per chi viaggia, è che anche gli incidenti comuni acquistano, grazie alla novità e alla sorpresa, sapore di avventura. Ritornando l&#8217;altra sera da Capodimonte, feci ancora una visita in casa i Filangieri; dove trovai, seduta sopra un divano accanto alla padrona di casa, una signora, il cui aspetto esteriore non mi sembrava del tutto in armonia con la familiarità delle maniere, che ella si permetteva, in gran confidenza. Vestita di seta leggera, a righe, con una pettinatura capricciosa, la graziosa donnina aveva l&#8217;aria d&#8217;una modista, che, troppo occupata nell&#8217;abbigliare altrui, non si prende eccessiva cura del proprio esteriore. Questa gente è così abituata a veder compensato il proprio lavoro, che non capisce come si possa far qualche cosa gratuitamente, sia pure per se stessi. La mia presenza non disturbò menomamente il cicaleccio della signora, che anzi continuò a sgranare una quantità di storielle buffe occorsele in questi giorni, o meglio provocate dalla sua storditezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La padrona di casa, desiderosa di venire in aiuto alla mia conversazione, parlò della splendida posizione di Capodimonte e dei suoi tesori artistici. Ma la vivace damina fece un salto e, così ritta sulla persona, parve ancora più graziosa di prima. Si congedò, fece una corsa fino alla porta e nell&#8217;andarsene: «I Filangieri», disse, «vengono a pranzo da me in questi giorni; spero di vedere anche voi con loro». E prima che io potessi dire di sì, era sparita. Appresi allora che essa era la principessa***, intima parente della famiglia. I Filangieri non sono ricchi e vivono in una decorosa parsimonia. Lo stesso m&#8217;imagino della mia piccola principessa, tanto più che simili titoli reboanti a Napoli son tutt&#8217;altro che rari. Mi son notato il nome, e il giorno e l&#8217;ora, deciso di trovarmi, a suo tempo, al luogo indicato.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Freitag, den 9. März 1787.</summary><p>Das ist das Angenehme auf Reisen, daß auch das Gewöhnliche durch Neuheit und Überraschung das Ansehen eines Abenteuers gewinnt. Als ich von Capo di Monte zurückkam, machte ich noch einen Abendbesuch bei Filangieri, wo ich auf dem Kanapee neben der Hausfrau ein Frauenzimmer sitzend fand, deren äußeres mir nicht zu dem vertraulichen Betragen zu passen schien, dem sie sich ganz ohne Zwang hingab. In einem leichten, gestreiften, seidenen Fähnchen, den Kopf wunderlich aufgeputzt, sah die kleine, niedliche Figur einer Putzmacherin ähnlich, die, für die Zierde anderer sorgend, ihrem eigenen Aussehen wenig Aufmerksamkeit schenkt. Sie sind so gewohnt, ihre Arbeit bezahlt zu sehen, daß sie nicht begreifen, wie sie für sich selbst etwas gratis tun sollen. Durch meinen Eintritt ließ sie sich in ihrem Plaudern nicht stören und brachte eine Menge possierliche Geschichten vor, welche ihr dieser Tage begegnet oder vielmehr durch ihre Strudeleien veranlaßt worden.</p><p>Die Dame vom Hause wollte mir auch zum Wort verhelfen, sprach über die herrliche Lage von Capo di Monte und die Schätze daselbst. Das muntere Weibchen dagegen sprang in die Höhe und war, auf ihren Füßen stehend, noch artiger als zuvor. Sie empfahl sich, rannte nach der Türe und sagte mir im Vorbeigehen: &#8220;Filangieris kommen diese Tage zu mir zu Tische, ich hoffe, Sie auch zu sehen!&#8221; Fort war sie, ehe ich noch zusagen konnte. Nun vernahm ich, es sei die Prinzessin ***, mit dem Hause nah verwandt. Filangieris waren nicht reich und lebten in anständiger Einschränkung. So dacht&#8217; ich mir das Prinzeßchen auch, da ohnehin solche hohe Titel in Neapel nicht selten sind. Ich merkte mir den Namen, Tag und Stunde und zweifelte nicht, mich am rechten Orte zu gehöriger Zeit einzufinden.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1600" height="2400" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi.jpg" alt="Palazzo Como in via Duomo, oggi Museo Civico Gaetano Filangieri. La casa dei Filangieri nel 1787 era però al Largo Arianiello: lo documenta Benedetto Croce. Foto Francesco Bini, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0." class="wp-image-9020" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi.jpg 1600w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-200x300.jpg 200w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-683x1024.jpg 683w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-768x1152.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-1024x1536.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-1365x2048.jpg 1365w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-415x623.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-650x975.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-palazzo-como-filangieri-oggi-250x375.jpg 250w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Palazzo Como in via Duomo, oggi Museo Civico Gaetano Filangieri. La casa dei Filangieri nel 1787 era però al Largo Arianiello: lo documenta Benedetto Croce. Foto Francesco Bini, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il diario non dice dove abitassero i Filangieri. Benedetto Croce (1903), su notizia della famiglia, li colloca «nel palazzo avito del primogenito Cesare Filangieri, principe d&#8217;Arianiello, al Largo Arianiello». Il Museo Civico Gaetano Filangieri in via Duomo (Palazzo Como) porta il nome della famiglia, ma non è quella casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Museo Civico Gaetano Filangieri, Via Duomo 288, 80138 Napoli</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1027" height="588" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri.jpg" alt="Gaetano Filangieri, autore della Scienza della legislazione: «soldato, cavaliere e uomo di mondo», scrive Goethe. Raccolta SPUN." class="wp-image-8402" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri.jpg 1027w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-300x172.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-1024x586.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-768x440.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-415x238.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-650x372.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/Gaetano_Filangieri-250x143.jpg 250w" sizes="(max-width: 1027px) 100vw, 1027px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Filangieri, autore della Scienza della legislazione: «soldato, cavaliere e uomo di mondo», scrive Goethe. Raccolta SPUN.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="983" height="800" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova.jpg" alt="La Scienza nuova di Giambattista Vico, il «patriarca» dei giuristi napoletani che Filangieri fece conoscere a Goethe. Raccolta SPUN." class="wp-image-8394" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova.jpg 983w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova-300x244.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova-768x625.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova-415x338.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova-650x529.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/03/vico-scienza-nuova-250x203.jpg 250w" sizes="(max-width: 983px) 100vw, 983px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Scienza nuova di Giambattista Vico, il «patriarca» dei giuristi napoletani che Filangieri fece conoscere a Goethe. Raccolta SPUN.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai.jpg" alt="Lo studio di un giurista napoletano nel marzo 1787, con la finestra sul cortile interno: ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-9029" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-studio-filangieri-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lo studio di un giurista napoletano nel marzo 1787, con la finestra sul cortile interno: ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Video</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8328">Glück &#8211; L&#8217;incontro con Filangieri</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-filangieri/">Gaetano Filangieri e Vico</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Locanda Moriconi</title>
		<link>https://goethe.reise/grandtour/napoli-locanda-moriconi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=napoli-locanda-moriconi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[spun]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 10:40:15 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://goethe.reise/?post_type=museum&#038;p=8577</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Alla Locanda del Sgr. Moriconi al Largo del Castello»: il primo indirizzo napoletano di Goethe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-locanda-moriconi/">La Locanda Moriconi</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Alla Locanda del Sgr. Moriconi al Largo del Castello»: il primo indirizzo napoletano di Goethe. Un salone d&#8217;angolo con arabeschi pompeiani e nessun camino, un braciere e una cappa da marinaio che fa ridere Tischbein. A fine maggio, dallo stesso largo, Goethe arreda la stanza di Kniep e con lui brinda al futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 26 febbraio 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-02-26-neapel-0123" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">«Alla locanda del Sgr. Moriconi al Largo del Castello». Con questo indirizzo altrettanto giocondo che rimbombante ci potrebbero arrivare lettere da tutte le quattro parti del mondo. Nel rione del grande castello in vicinanza del mare si apre un vasto piazzale, che tuttavia, benché sia chiuso ai quattro lati da case, non è detto piazza, ma largo; probabilmente da tempo remoto, quando esso era ancora aperta campagna. Ad uno dei lati di questo largo, sporge un casamento ad angolo. Qui prendemmo possesso di una spaziosa sala proprio all&#8217;angolo, che offre una veduta libera e lieta sopra il piazzale sempre in movimento. Un balcone di ferro gira davanti a parecchie finestre e svolta anche intorno all&#8217;angolo. Non si vorrebbe staccarsene mai, se il vento tagliente non si facesse troppo sentire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sala ha una decorazione gaia, specie la vôlta, i cui molti arabeschi in altrettanti cassetti preannunziano già la vicinanza di Pompei e di Ercolano. Tutto questo starebbe benissimo; ma non si vede né un caminetto né un braciere, mentre il febbraio fa sentir le sue ragioni anche in questo paese; io non vedevo l&#8217;ora di potermi un po&#8217; riscaldare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi portarono un mobile a tre piedi, abbastanza alto per potervi tenere sopra comodamente le mani. Sul treppiedi era fissata una bacinella sparsa, piena di braci minute, che ardevano, accuratamente nascoste sotto la cenere. Tutto sta nell&#8217;adattarsi alla vita casalinga; e questo lo abbiamo imparato già a Roma. Con l&#8217;anello di una chiave di quando in quando si toglie via delicatamente la cenere di sopra le braci, in modo che queste rimangano sempre un poco a contatto dell&#8217;aria. Se si volesse invece ravvivare impazientemente una vampata, si sentirebbe sì, per un momento, maggior caldo, ma tutta la fiamma si consumerebbe presto e bisognerebbe far riempire di nuovo la bacinella, dietro compenso d&#8217;una piccola moneta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non mi sentivo perfettamente bene e avrei desiderato certo qualche comodità di più. Una stuoia vegetale serviva a proteggerci dalle conseguenze del pavimento di mattoni; e poiché qui non si conoscono pellicce, mi son deciso a indossare un cappotto da marinaio, che avevamo portato con noi per burla, ma che mi ha reso buoni servizi, specialmente dopo di essermelo legato intorno alla vita mediante un cordone della valigia. Non potei a meno di trovar molto comica la mia figura, un quid medium fra il marinaio e il padre cappuccino. Il Tischbein, nel rincasare dopo certe sue visite ad amici, non seppe trattenersi dal ridere.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Montag, den 26. Februar.</summary><p>&#8220;Alla Locanda del Sgr. Moriconi al Largo del Castello&#8221;. Unter dieser ebenso heiter als prächtig klingenden Aufschrift würden uns Briefe aus allen vier Teilen der Welt nunmehr auffinden. In der Gegend des am Meere liegenden großen Kastells erstreckt sich eine große Weitung, die man, obgleich von allen vier Seiten mit Häusern umgeben, nicht Platz, sondern Weite (largo) genannt hat, wahrscheinlicherweise von den ersten Zeiten her, da dieses noch ein unbegrenztes Feld war. Hier nun tritt an der einen Seite ein großes Eckhaus herein, und wir faßten Fuß in einem geräumigen Ecksaale, der einen freien und frohen Überblick über die immer bewegte Fläche gewährt. Ein eiserner Balkon zieht sich außen an mehrern Fenstern vorbei, selbst um die Ecke hin. Man würde davon nicht wegkommen, wenn der scharfe Wind nicht äußerst fühlbar wäre.</p><p>Der Saal ist munter dekoriert, besonders aber die Decke, deren Arabesken in hundert Abteilungen schon die Nähe von Pompeji und Herculanum verkünden. Das wäre nun alles schön und gut, aber keine Feuerstätte, kein Kamin ist zu bemerken, und der Februar übt denn doch auch hier seine Rechte. Ich sehnte mich nach einiger Erwärmung.</p><p>Man brachte mir einen Dreifuß, von der Erde dergestalt erhöht, daß man die Hände bequem drüber halten konnte. Auf demselben war ein flaches Becken befestigt, dieses enthielt ganz zarte glühende Kohlen, gar glatt mit Asche bedeckt. Hier gilt es nun haushältig sein, wie wir es in Rom schon gelernt. Mit dem Ohr eines Schlüssels zieht man von Zeit zu Zeit die oberflächliche Asche behutsam weg, so daß von den Kohlen wieder etwas an die freie Luft gelange. Wollte man jedoch ungeduldig die Glut aufwühlen, so würde man einen Augenblick größere Wärme spüren, aber sehr bald die ganze Glut erschöpft haben, da denn das Becken abermals gegen Erlegung einer gewissen Summe zu füllen wäre.</p><p>Ich befand mich nicht ganz wohl und hätte freilich mehr Bequemlichkeit gewünscht. Eine Schilfmatte diente gegen die Einflüsse des Estrichs; Pelze sind nicht gewöhnlich, und ich entschloß mich, eine Schifferkutte, die wir aus Scherz mitgenommen hatten, anzuziehen, die mir gute Dienste leistete, besonders nachdem ich sie mit einem Kofferstrick um den Leib befestigt hatte, da ich mir denn als Mittelding zwischen Matrosen und Kapuziner sehr komisch vorkommen mußte. Tischbein, der von Besuchen bei Freunden zurückkehrte, konnte sich des Lachens nicht enthalten.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 31 maggio 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-05-31-neapel-0216" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ero ormai così assorbito dal pensiero di assistere a Roma alla festa del Corpus Domini e di vedere in quest&#8217;occasione gli arazzi eseguiti su disegni di Raffaello, che non mi son lasciato fuorviare dalle grandi bellezze naturali di Napoli, per quanto non sian comparabili con altre del mondo; e ho continuato ostinatamente i preparativi della partenza. Il passaporto era stato ordinato, e un vetturino mi aveva già data la caparra: perché qui, al contrario che da noi, si usa così per maggior garanzia del viaggiatore. Intanto il Kniep era in faccende per trasferirsi nel suo nuovo alloggio, molto migliore del precedente sia per ampiezza che per posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di passare alla nuova abitazione, l&#8217;amico mio mi aveva fatto capire più volte che gli sarebbe spiaciuto, e in certo modo gli sembrava anche sconveniente, occupare la casa nuova senza portarvi proprio nulla: un letto soltanto sarebbe bastato ad incutere nei padroni di casa un certo rispetto. Passando oggi per quegli interminabili vicoli di robivecchi intorno al Largo del Castello, ho visto un paio di spalliere di un letto in ferro inverniciato di bronzo, che mi affrettai a comperare e ad offrire in regalo all&#8217;amico, quale base futura d&#8217;un talamo sicuro e tranquillo. Uno di quei facchini che son sempre lì a disposizione di tutti, ha portato i due letti con le rispettive tavole nel nuovo alloggio, la quale attenzione ha fatto tanto piacere al Kniep che volle andar subito a stabilirsi lì, procurandosi senz&#8217;altro tavolette per disegnare e tutto l&#8217;occorrente per l&#8217;arte sua. Secondo i nostri accordi, gli ho ceduto una porzione degli schizzi eseguiti in Sicilia.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Donnerstag, den 31. Mai 1787.</summary><p>Ich hatte das römische Fronleichnamfest und dabei besonders die nach Raffael gewirkten Teppiche so fest in den Sinn gefaßt, daß ich mich alle diese herrlichen Naturerscheinungen, ob sie schon in der Welt ihresgleichen nicht haben können, keineswegs irren ließ, sondern die Anstalten zur Reise hartnäckig fortsetzte. Ein Paß war bestellt, ein Vetturin hatte mir den Mietpfennig gegeben; denn es geschieht dort zur Sicherheit der Reisenden umgekehrt als bei, uns. Kniep war beschäftigt, sein neues Quartier zu beziehen, an Raum und Lage viel besser als das vorige.</p><p>Schon früher, als diese Veränderung im Werke war, hatte mir der Freund einigemal zu bedenken gegeben, es sei doch unangenehm und gewissermaßen unanständig, wenn man in ein Haus ziehe und gar nichts mitbringe; selbst ein Bettgestell flöße den Wirtsleuten schon einigen Respekt ein. Als wir nun heute durch den unendlichen Trödel der Kastellweitung hindurchgingen, sah ich so ein paar eiserne Gestelle, bronzeartig angestrichen, welche ich sogleich feilschte und meinem Freund als künftigen Grund zu einer ruhigen und soliden Schlafstätte verehrte. Einer der allezeit fertigen Träger brachte sie nebst den erforderlichen Brettern in das neue Quartier, welche Anstalt Kniepen so sehr freute, daß er sogleich von mir weg und hier einzuziehen gedachte, große Reißbretter, Papier und alles Nötige schnell anzuschaffen besorgt war. Einen Teil der Konturen, in beiden Sizilien gezogen, übergab ich ihm nach unserer Verabredung.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Napoli, 2 giugno 1787</h2>



<div class="ug-audio" data-lang="it" data-voce="de-1787-06-02-neapel-0218" data-src=""><button type="button" class="ug-audio__play" aria-label="Ascolta la pagina del diario"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/25b6.png" alt="▶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ascolta</button><audio class="ug-audio__player" preload="none"></audio></div>



<p class="wp-block-paragraph">Invece di rincasare, mi avviai al molo, per ammirare il grandioso spettacolo sopra un altro sfondo; ma, o fosse la stanchezza dopo una giornata così laboriosa o la sensazione di non dover cancellare l&#8217;ultimo quadro così bello, fatto è che ritornai all&#8217;albergo, dove trovai anche il Kniep, venuto dal suo nuovo quartierino a farmi una visita. Facemmo venire una bottiglia di vino e parlammo dei nostri rapporti per l&#8217;avvenire: io gli promisi che avrei fatto conoscere in Germania qualche suo lavoro e subito dopo lo avrei senz&#8217;altro raccomandato all&#8217;ottimo duca Ernesto di Gotha, ciò che gli avrebbe procurato delle commissioni. Così ci lasciammo di buon animo, con la sicura prospettiva d&#8217;una scambievole e benefica attività.</p>



<details class="wp-block-details is-layout-flow wp-block-details-is-layout-flow"><summary>Testo originale tedesco · Neapel, Sonnabend, den 2. Juni 1787.</summary><p>Anstatt nach Hause zu gehen, richtete ich meine Schritte nach dem Molo, um das große Schauspiel mit einem andern Vordergrund zu sehen; aber ich weiß nicht, ob die Ermüdung nach einem so reichen Tage oder ein Gefühl, daß man das letzte, schöne Bild nicht verwischen müsse, mich wieder nach Moriconi zurückzog, wo ich denn auch Kniepen fand, der aus seinem neu bezognen Quartier mir einen Abendbesuch abstattete. Bei einer Flasche Wein besprachen wir unsere künftigen Verhältnisse; ich konnte ihm zusagen, daß er, sobald ich etwas von seinen Arbeiten in Deutschland vorzeigen könne, gewiß dem trefflichen Herzog Ernst von Gotha empfohlen sein und von dort Bestellungen erhalten würde. Und so schieden wir mit herzlicher Freude, mit sicherer Aussicht künftiger wechselseitig wirkender Tätigkeit.</p></details>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Largo del Castello è l&#8217;odierna Piazza Municipio, davanti a Castel Nuovo. L&#8217;isolato della locanda fu demolito con il Risanamento; oggi il punto è all&#8217;ingresso della Galleria Umberto I.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove: Piazza Municipio, 80133 Napoli</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere e documenti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="571" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764.jpg" alt="Il Largo di Castello, oggi piazza Municipio, in un dipinto di Antonio Joli del 1764. Pubblico dominio, Wikimedia Commons." class="wp-image-8866" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764.jpg 960w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764-300x178.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764-768x457.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764-415x247.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764-650x387.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-largo-di-castello-joli-1764-250x149.jpg 250w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Largo di Castello, oggi piazza Municipio, in un dipinto di Antonio Joli del 1764. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ricostruzione AI</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1344" height="752" src="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai.jpg" alt="La stanza d'angolo alla locanda Moriconi, 26 febbraio 1787, ricostruzione AI (SPUN, 2026)." class="wp-image-8873" srcset="https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai.jpg 1344w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-300x168.jpg 300w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-1024x573.jpg 1024w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-768x430.jpg 768w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-415x232.jpg 415w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-650x364.jpg 650w, https://goethe.reise/wp-content/uploads/2026/09/napoli-1787-locanda-moriconi-ricostruzione-ai-250x140.jpg 250w" sizes="(max-width: 1344px) 100vw, 1344px" /><figcaption class="wp-element-caption">La stanza d&#8217;angolo alla locanda Moriconi, 26 febbraio 1787, ricostruzione AI (SPUN, 2026).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Video</h2>



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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://goethe.reise/?p=8332">Goethe arriva a Napoli</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).</p>


<p>L'articolo <a href="https://goethe.reise/grandtour/napoli-locanda-moriconi/">La Locanda Moriconi</a> proviene da <a href="https://goethe.reise">Unreal Goethe</a>.</p>
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