Vesuvio · Prima salita

Il 2 marzo, con il tempo coperto, da Resina a dorso di mulo e poi a piedi sulla lava del 1771 fino al cratere colmato. Nel fumo Goethe non vede più le proprie scarpe e torna indietro: ha fatto la «ricognizione» per poter poi «assediare» il monte, e riporta un’ipotesi sulla sublimazione delle esalazioni vulcaniche.

Napoli, 2 marzo 1787

Il 2 marzo sono salito sul Vesuvio benché il tempo fosse coperto e il cono avvolto nelle nubi. Fino a Resina sono andato in carrozza, poi ho incominciato la salita sopra un muletto, attraversando i vigneti; ho proseguito finalmente a piedi, sopra la lava del 1771, già rivestita d’un muschio fine ma tenace. Più innanzi ancora, lasciammo in disparte la lava, trascurando la capanna dell’Eremita, in alto a sinistra. Qui incomincia la salita della montagna di cenere, impresa da non prendersi a gabbo. Due terzi di questo cono erano coperti di nuvole. Finalmente raggiungemmo il vecchio cratere, ora tutto colmato, ritrovammo le lave recenti di due mesi, di quindici giorni ed una perfino di cinque giorni, già raffreddata. Ne guadagnammo la cima, percorrendo una collina vulcanica di recente formazione: fumigava da tutte le parti. Il fumo fuggiva in direzione opposta a noi ed io mi decisi a salire fino al cratere. Ci eravamo spinti circa cinquanta passi fra il vapore, quando questo si fece sì denso che io non potevo vedere le mie scarpe. Tenere il fazzoletto innanzi alla bocca non serviva a nulla; anche la mia guida era scomparsa e i miei passi sopra i frantumi di lava erano sempre più incerti. Pensai bene di ritornare indietro, e di riservarmi l’agognato spettacolo per una giornata serena e con minor violenza di fumo. Intanto ho imparato a mie spese quanto sia difficile respirare in un’atmosfera siffatta.

Del resto la montagna era tranquillissima: né fiamme, né boati, né pioggia di lapilli, come ha sempre fatto. Per ora ho praticato una semplice ricognizione, per porre l’assedio in piena regola non appena il tempo si metterà al bello.

Le lave che vi ho trovato erano per la maggior parte oggetti a me noti. Ho scoperto tuttavia un fenomeno, a parer mio molto notevole e che mi propongo di studiare più da vicino, consultandomi con gli intendenti e i collezionisti. Si tratta d’un rivestimento stalattitiforme d’un fumaiolo vulcanico, che un tempo era a vôlta, ma che adesso è aperto, e sorgeva dal vecchio cratere attualmente colmato. Questo masso duro, grigiastro, stalattitiforme, credo si sia prodotto mediante la sublimazione delle esalazioni vulcaniche più impercettibili, senza la collaborazione dell’umidità e senza fusione. Mi darà da pensare ancora.

Testo originale tedesco · Neapel, den 2. März 1787

Den 2. März bestieg ich den Vesuv, obgleich bei trübem Wetter und umwölktem Gipfel. Fahrend gelangt’ ich nach Resina, sodann auf einem Maultiere den Berg zwischen Weingärten hinauf; nun zu Fuß über die Lava vom Jahre Einundsiebenzig, die schon feines, aber festes Moos auf sich erzeugt hatte; dann an der Seite der Lava her. Die Hütte des Einsiedlers blieb mir links auf der Höhe. Ferner den Aschenberg hinauf, welches eine sauere Arbeit ist. Zwei Dritteile dieses Gipfels waren mit Wolken bedeckt. Endlich erreichten wir den alten, nun ausgefüllten Krater, fanden die neuen Laven von zwei Monaten vierzehn Tagen, ja, eine schwache von fünf Tagen schon erkaltet. Wir stiegen über sie an einem erst aufgeworfenen vulkanischen Hügel hinauf, er dampfte aus allen Enden. Der Rauch zog von uns weg, und ich wollte nach dem Krater gehn. Wir waren ungefähr funfzig Schritte in den Dampf hinein, als er so stark wurde, daß ich kaum meine Schuhe sehen konnte. Das Schnupftuch vorgehalten half nichts, der Führer war mir auch verschwunden, die Tritte auf den ausgeworfenen Lavabröckchen unsicher, ich fand für gut, umzukehren und mir den gewünschten Anblick auf einen heitern Tag und verminderten Rauch zu sparen. Indes weiß ich doch auch, wie schlecht es sich in solcher Atmosphäre Atem holt.

Übrigens war der Berg ganz still. Weder Flamme, noch Brausen, noch Steinwurf, wie er doch die ganze Zeit her trieb. Ich habe ihn nun rekognosziert, um ihn förmlich, sobald das Wetter gut werden will, zu belagern.

Die Laven, die ich fand, waren mir meist bekannte Gegenstände. Ein Phänomen hab’ ich aber entdeckt, das mir sehr merkwürdig schien und das ich näher untersuchen, nach welchem ich mich bei Kennern und Sammlern erkundigen will. Es ist eine tropfsteinförmige Bekleidung einer vulkanischen Esse, die ehemals zugewölbt war, jetzt aber aufgeschlagen ist und aus dem alten, nun ausgefüllten Krater herausragt. Dieses feste, grauliche, tropfsteinförmige Gestein scheint mir durch Sublimation der allerfeinsten vulkanischen Ausdünstungen ohne Mitwirkung von Feuchtigkeit und ohne Schmelzung gebildet worden zu sein; es gibt zu weitern Gedanken Gelegenheit.

Napoli, 3 marzo 1787

Accludo alcuni foglietti con poche righe per darvi notizia del mio felice arrivo in questa città; ed anche la busta della vostra ultima lettera, con tracce di fumo in un angolo, per testimoniarvi che essa mi ha accompagnato sul Vesuvio. Non vorrei tuttavia né in sogno e nemmeno nella veglia apparirvi circondato da chi sa quali pericoli. Siate sicuri che dove vado io non c’è più pericolo che sul viale del Belvedere. Dio è il padrone del mondo, si può ben dire a proposito. Io non vado a caccia di avventure, né per temerità né per originalità; ma poiché vedo al solito ben chiaro e so cogliere rapidamente il lato peculiare delle cose, posso anche fare e osare più di un altro. Il viaggio in Sicilia è una cosa da nulla. Giorni or sono, è partita con vento favorevole di nord-est la fregata di Palermo; lasciata Capri a destra, ha compiuto certamente la traversata in trentasei ore. Anche laggiù i pericoli non sono in realtà tali, quali noi ce li rappresentiamo da lontano.

Testo originale tedesco · Neapel, den 3. März.

Hier schick’ ich einige gedrängte Blätter als Nachricht von dem Einstande, den ich hier gegeben. Auch ein an der Ecke angeschmauchtes Kuvert eures letzten Briefes zum Zeugnis, daß er mit auf dem Vesuv gewesen. Doch muß ich euch nicht, weder im Traume noch im Wachen, von Gefahr umgeben erscheinen; seid versichert, da, wo ich gehe, ist nicht mehr Gefahr als auf der Chaussee nach Belvedere. Die Erde ist überall des Herrn! kann man wohl bei dieser Gelegenheit sagen. Ich suche keine Abenteuer aus Vorwitz noch Sonderbarkeit, aber weil ich meist klar bin und dem Gegenstand bald seine Eigentümlichkeit abgewinne, so kann ich mehr tun und wagen als ein anderer. Nach Sizilien ist’s nichts weniger als gefährlich. Vor einigen Tagen fuhr die Fregatte nach Palermo mit günstigem Nordostwind ab, sie ließ Capri rechts und hat gewiß den Weg in sechsunddreißig Stunden zurückgelegt. Drüben sieht es auch in der Wirklichkeit nicht so gefährlich aus, als man es in der Ferne zu machen beliebt.

Napoli, 9 marzo 1787

Il tempo si è imbronciato e segna mutazione; è la primavera che s’avanza; avremo delle giornate di pioggia. Il cono del Vesuvio non è ancora sgombro, dal giorno della mia ascensione. Durante queste ultime notti lo si è visto gettar fiamme; ma adesso si mantiene tranquillo. Si prevede un’eruzione più violenta.

Testo originale tedesco · Neapel, den 9. März.

Das Wetter hat sich verdunkelt, es ist im Wechseln, das Frühjahr tritt ein, und wir werden Regentage haben. Noch ist der Gipfel des Vesuvs nicht heiter geworden, seit ich droben war. Diese letzten Nächte sah man ihn manchmal flammen, jetzt hält er wieder inne, man erwartet stärkeren Ausbruch.

Oggi

Il cratere del Gran Cono oggi. Foto di Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.
Il cratere del Gran Cono oggi. Foto di Horcrux, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Da Ercolano (l’antica Resina) al Gran Cono nel Parco Nazionale del Vesuvio; la capanna dell’eremita era presso l’attuale Osservatorio Vesuviano.

Dove: Gran Cono del Vesuvio, Parco Nazionale del Vesuvio, Ercolano (NA)

Opere e documenti

Il cratere del Vesuvio. Acquaforte da Pietro Fabris, «Campi Phlegraei» di William Hamilton, 1776.
Il cratere del Vesuvio. Acquaforte da Pietro Fabris, «Campi Phlegraei» di William Hamilton, 1776.
Il Vesuvio in un acquerello di Johann Wolfgang von Goethe, 1787.
Il Vesuvio in un acquerello di Johann Wolfgang von Goethe, 1787.

Ricostruzione AI

La salita del 2 marzo 1787 nel fumo, ricostruzione AI (SPUN, 2026).
La salita del 2 marzo 1787 nel fumo, ricostruzione AI (SPUN, 2026).

Video

Approfondimenti

Fonti

J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).

Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).

  • Luogo
  • Establishment Date
    1787-03-02
  • Address
    Gran Cono del Vesuvio, Parco Nazionale del Vesuvio, Ercolano (NA)
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