Napoli · Via Toledo e il Molo
I ragazzi che succhiano l’ultimo calore di un cerchione arroventato sul selciato, la folla smisurata in cui Goethe si sente solo e calmo, il sangue di San Gennaro contro l’inferno vicino, un Pulcinella che litiga con una scimmia al Molo e i friggitori di San Giuseppe con le loro zeppole: il popolo di Napoli a marzo.
Napoli, 12 marzo 1787
Oggi ho percorso la città, osservando qua e là secondo il mio costume e prendendo anche molti appunti per poterla a suo tempo descrivere un po’ diffusamente, ciò che purtroppo ora non posso fare. Tutto fa comprendere che una terra beata e fornita copiosamente di che soddisfare i primi bisogni, esprime dal suo grembo anche uomini dal temperamento felice, i quali possono tranquillamente aspettare che l’indomani loro porti quello che ha portato l’oggi e vivono perciò senza alcuna preoccupazione. Soddisfazione momentanea, godimento limitato, sopportazione gioconda di mali passeggeri. Eccone un esempio grazioso.
Nella mattinata faceva freddo ed umido; aveva piovuto un poco. Ero arrivato in un largo, in cui le grosse pietre del lastricato sembravano accuratamente pulite con la granata. Sopra questa spianata perfettamente liscia vidi con mia sorpresa una frotta di piccoli straccioni che, accoccolati in giro, tenevan le mani stese verso il suolo, come per riscaldarsi. Credetti in sulle prime che fosse un trastullo, ma come ebbi osservato i loro gesti composti e pieni di serietà, da gente che ha soddisfatto un bisogno, per quanto mi lambiccassi il cervello non riuscivo a spiegarmi la scena. Fu necessario che domandassi la ragione per cui quegli scimmiotti s’erano raggruppati nella posizione così curiosa di un circolo perfetto.
Seppi così che un fabbro del vicinato aveva arroventato in quel punto il ferro di una ruota, seguendo questo metodo: il cerchio di ferro vien collocato a terra e, al di sopra, si accumulano tanti trucioli di quercia che bastino a renderlo malleabile come si conviene. Il legno finisce di bruciare, il cerchio vien rimesso intorno alla sua ruota e la cenere accuratamente spazzata. Subito quei piccoli Uroni approfittano del calore rimasto nella pietra e non se ne vanno via senza aver prima goduto l’ultimo riflesso di quel tepore. Esempi di tanta moderazione e della tendenza a sfruttare quel che altrimenti andrebbe perduto, qui sono innumerevoli. Trovo in questo popolino l’industria più alacre e più ingegnosa, non per arricchire, bensì per vivere senza pensieri.
Testo originale tedesco · Neapel, Montag, den 12. März.
Heute schlich ich beobachtend meiner Weise nach durch die Stadt und notierte mir viele Punkte zu dereinstiger Schilderung derselben, davon ich leider gegenwärtig nichts mitteilen kann. Alles deutet dahin, daß ein glückliches, die ersten Bedürfnisse reichlich anbietendes Land auch Menschen von glücklichem Naturell erzeugt, die ohne Kümmernis erwarten können, der morgende Tag werde bringen, was der heutige gebracht, und deshalb sorgenlos dahin leben. Augenblickliche Befriedigung, mäßiger Genuß, vorübergehender Leiden heiteres Dulden! – Von dem letzteren ein artiges Beispiel.
Der Morgen war kalt und feuchtlich, es hatte wenig geregnet. Ich gelangte auf einen Platz, wo die großen Quadern des Pflasters reinlich gekehrt erschienen. Zu meiner großen Verwunderung sah ich auf diesem völlig ebenen, gleichen Boden eine Anzahl zerlumpter Knaben im Kreise kauzend, die Hände gegen den Boden gewendet, als wenn sie sich wärmten. Erst hielt ich’s für eine Posse, als ich aber ihre Mienen völlig ernsthaft und beruhigt sah wie bei einem befriedigten Bedürfnis, so strengte ich meinen Scharfsinn möglichst an, er wollte mich aber nicht begünstigen. Ich mußte daher fragen, was denn diese Äffchen zu der sonderbaren Positur verleite und sie in diesen regelmäßigen Kreis versammle.
Hierauf erfuhr ich, daß ein anwohnender Schmied auf dieser Stelle eine Radschiene heiß gemacht, welches auf folgende Weise geschieht. Der eiserne Reif wird auf den Boden gelegt und auf ihn im Kreise so viel Eichenspäne gehäuft, als man nötig hält, ihn bis auf den erforderlichen Grad zu erweichen. Das entzündete Holz brennt ab, die Schiene wird ums Rad gelegt und die Asche sorgfältig weggekehrt. Die dem Pflaster mitgeteilte Wärme benutzen sogleich die kleinen Huronen und rühren sich nicht eher von der Stelle, als bis sie den letzten warmen Hauch ausgezogen haben. Beispiele solcher Genügsamkeit und aufmerksamen Benutzens dessen, was sonst verlorenginge, gibt es hier unzählige. Ich finde in diesem Volk die lebhafteste und geistreichste Industrie, nicht um reich zu werden, sondern um sorgenfrei zu leben.
Napoli, 17 marzo 1787
Ogni volta che la penna vuol descrivere, mi vengono sempre sott’occhio imagini della fertilità del suolo, del mare sconfinato, delle isole vaporanti nell’azzurro, della montagna fumigante, e mi mancano i mezzi per esprimere tutto questo.
Bisogna esser qui per comprendere come l’uomo ha potuto concepire l’idea di coltivare il suolo; qui dove la terra produce tutto e dove si può sperare da tre a cinque raccolti all’anno. Si dice che nelle migliori annate si sia coltivato il granturco tre volte nello stesso campo.
Ho visto molto, e meditato ancor di più: il mondo mi si allarga continuamente ed anche quello che so già da tempo, soltanto adesso diventa proprio mio. È proprio vero che l’uomo incomincia presto a sapere, ma tardi a mettere in pratica quello che sa.
Peccato soltanto che non possa comunicare ad ogni istante le mie impressioni agli amici; Tischbein è bensì con me, ma in lui l’uomo e l’artista sono agitati da mille pensieri, reclamati da cento persone. La sua posizione è singolare e curiosa; egli non può prender viva parte all’esistenza altrui, perché in tal modo sente inceppate le sue proprie tendenze.
Eppure il mondo non è che una ruota, sempre eguale in tutta la sua orbita, ma che a noi sembra così strana perché noi stessi giriamo con lei.
Quello che ho sempre detto, è accaduto: solo qui imparo a comprendere e a sviluppare certi fenomeni della natura e certi disordini nelle opinioni. Io traggo profitto di tutto e non sarà poco quel che porterò con me; certo anche molto amore della mia patria e molta gioia di vivere con pochi amici.
Quanto al mio viaggio in Sicilia, la bilancia è ancora in mano agli dèi; la lancetta oscilla ora a destra, ora a sinistra.
Chi sarà l’amico che mi annunziano tanto misteriosamente? Purché io non gli sfugga, con le mie disordinate escursioni e col mio viaggio in Sicilia!
La fregata di Palermo è già di ritorno; fra otto giorni ripartirà di qui; se mi porterà con sé, o se ritornerò per la settimana santa a Roma, chi lo sa. Non sono mai stato così titubante; un attimo, un nonnulla potrà decidere.
Comincio a trovarmi meglio con questa gente: bisogna però pesarli solo con la stadera, non con la bilancetta dell’orefice, come purtroppo hanno per uso di fare tra loro anche gli amici di fantasia bisbetica e di strane pretese.
Qui la gente non si dà alcun pensiero dei fatti altrui; è molto se si accorgono di correre qua e là, l’uno accanto all’altro; vanno e vengono tutto il giorno in un paradiso, senza guardarsi troppo intorno, e quando la bocca dell’inferno loro vicino minaccia di montar sulle furie, ricorrono a San Gennaro e al suo sangue, come del resto tutto il mondo ricorre o vorrebbe ricorrere al sangue, contro la morte e contro il demonio.
È interessante e fa così bene, aggirarsi tra una folla innumerevole e irrequieta come questa. Tutti si rimescolano come le onde d’un torrente, eppure ognuno trova la sua via e arriva alla sua meta. Solo in mezzo a tanta folla e fra tanta irrequietezza io mi sento veramente tranquillo e solo; più le vie rumoreggiano, e più mi sento calmo.
Qualche volta penso al Rousseau e alle sue querele da ipocondriaco; comprendo tuttavia come un organismo così felice ha potuto esser turbato. Se io non provassi tale simpatia per tutto ciò che è conforme a natura e se non vedessi che, nel disordine apparente, si possono confrontare e riordinare mille osservazioni, a quel modo con cui il geometra controlla mediante una sola linea trasversale molte singole misure, io stesso mi crederei uno stravagante.
Testo originale tedesco · Neapel, den 17. März 1787
Neapel, zum 17. März.
Wenn ich Worte schreiben will, so stehen mir immer Bilder vor Augen des fruchtbaren Landes, des freien Meeres, der duftigen Inseln, des rauchenden Berges, und mir fehlen die Organe, das alles darzustellen.
Hierzulande begreift man erst, wie es dem Menschen einfallen konnte, das Feld zu bauen, hier, wo der Acker alles bringt, und wo man drei bis fünf Ernten des Jahres hoffen kann. In den besten Jahren will man auf demselben Acker dreimal Mais gebaut haben.
Ich habe viel gesehen und noch mehr gedacht: die Welt eröffnet sich mehr und mehr, auch alles, was ich schon lange weiß, wird mir erst eigen. Welch ein früh wissendes und spät übendes Geschöpf ist doch der Mensch!
Nur schade, daß ich nicht in jedem Augenblick meine Beobachtungen mitteilen kann; zwar ist Tischbein mit mir, aber als Mensch und Künstler wird er von tausend Gedanken hin und her getrieben, von hundert Personen in Anspruch genommen. Seine Lage ist eigen und wunderbar, er kann nicht freien Teil an eines andern Existenz nehmen, weil er sein eignes Bestreben so eingeengt fühlt.
Und doch ist die Welt nur ein einfach Rad, in dem ganzen Umkreise sich gleich und gleich, das uns aber so wunderlich vorkommt, weil wir selbst mit herumgetrieben werden.
Was ich mir immer sagte, ist eingetroffen: daß ich so manche Phänomene der Natur und manche Verworrenheiten der Meinungen erst in diesem Lande verstehen und entwickeln lerne. Ich fasse von allen Seiten zusammen und bringe viel zurück, auch gewiß viel Vaterlandsliebe und Freude am Leben mit wenigen Freunden. über meine sizilianische Reise halten die Götter noch die Waage in Händen; das Zünglein schlägt herüber und hinüber.
Wer mag der Freund sein, den man mir so geheimnisvoll ankündigt? Daß ich ihn nur nicht über meiner Irr- und Inselfahrt versäume!
Die Fregatte von Palermo ist wieder zurück, heut über acht Tage geht sie abermals von hier ab; ob ich noch mitsegele, zur Karwoche nach Rom zurückkehre, weiß ich nicht. Noch nie bin ich so unentschieden gewesen; ein Augenblick, eine Kleinigkeit mag entscheiden.
Mit den Menschen geht mir es schon besser, man muß sie nur mit dem Krämergewicht, keineswegs mit der Goldwaage wiegen, wie es leider sogar oft Freunde untereinander aus hypochondrischer Grille und seltsamer Anforderung zu tun pflegen.
Hier wissen die Menschen gar nichts voneinander, sie merken kaum, daß sie nebeneinander hin und her laufen; sie rennen den ganzen Tag in einem Paradiese hin und wider, ohne sich viel umzusehen, und wenn der benachbarte Höllenschlund zu toben anfängt, hilft man sich mit dem Blute des heiligen Januarius, wie sich die übrige Welt gegen Tod und Teufel auch wohl mit – Blute hilft oder helfen möchte.
Zwischen einer so unzählbaren und rastlos bewegten Menge durchzugehen, ist gar merkwürdig und heilsam. Wie alles durcheinander strömt und doch jeder einzelne Weg und Ziel findet. In so großer Gesellschaft und Bewegung fühl’ ich mich erst recht still und einsam; je mehr die Straßen toben, desto ruhiger werd’ ich.
Manchmal gedenke ich Rousseaus und seines hypochondrischen Jammers, und doch wird mir begreiflich, wie eine so schöne Organisation verschoben werden konnte. Fühlt’ ich nicht solchen Anteil an den natürlichen Dingen und säh’ ich nicht, daß in der scheinbaren Verwirrung hundert Beobachtungen sich vergleichen und ordnen lassen, wie der Feldmesser mit einer durchgezogenen Linie viele einzelne Messungen probiert, ich hielte mich oft selbst für toll.
Napoli, 19 marzo 1787
Basta percorrere le vie ed aver occhi in testa, per vedere dei quadri inimitabili.
Sul molo, un cantuccio fra i più rumorosi della città, ho visto ieri un Pulcinella che litigava sopra una baracca con una scimmia; alle sue spalle un balcone, dove una ragazza veramente bella attendeva il passaggio di qualche merlo. A due passi dalla baracca, un cerretano, che offriva a una folla assiepata di credenzoni i suoi specifici contro tutti i mali. Dipinto da Gerardo Dow, un quadro simile potrebbe degnamente interessare i contemporanei e i posteri.
Oggi è stata anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i friggitori, ossia di quelli che commerciano in paste fritte, del genere meno fino, s’intende. Poiché sotto l’olio nero che frigge si alzano continuamente delle grandi fiammate, tutti i tormenti del fuoco entrano nella giurisdizione di costoro; così, fin da ieri la gente ha addobbato alla meglio le facciate delle case di quadri rappresentanti le anime del purgatorio e il Giudizio Universale, rosseggianti e fiammeggianti tutt’all’intorno. Grandi padelle poggiano davanti a ogni porta su leggere fornacelle. Un garzone fa delle ciambelle e le getta nell’olio grasso e bollente. Accanto alla padella, un terzo ritira mediante un forchettone le ciambelle man mano che escono fritte, le passa a un quarto sulla punta di un altro forchettone, e quest’ultimo le offre ai passanti. Il terzo e il quarto di questi garzoni portavano parrucche bionde e inanellate, che qui passano per attributi degli angeli. Altri individui completavano il gruppo, offrivano del vino ai friggitori, bevevano essi stessi e strillavano la merce: angeli, cuochi, tutti strillavano. La folla si pigiava, anche perché ogni sorta di fritto si vende in questo giorno più a buon mercato; una parte dell’utile va anzi distribuito ai poveri.
Non si finirebbe più a descrivere simili scenette; ogni giorno si vede sempre qualche cosa di nuovo e di più stravagante; basterebbe accennare alla varietà del vestire, in cui ci s’imbatte per via, e alla folla che formicola nella sola via Toledo.
Vivendo fra il popolo, c’è sempre da divertirsi nel modo più originale; esso è così naturale, che con lui si potrebbe diventar naturali. Tale, per esempio, è Pulcinella, la vera maschera di questo paese; tale l’Arlecchino di Bergamo, tale lo Hanswurst del Tirolo. Pulcinella è il servitore posapiano, comodo, fino a un certo punto apatico, poltrone anzi che no, e sempre buffone. Garzoni di albergo e servitori come lui, se ne trova da per tutto. Oggi mi sono specialmente divertito col mio, e non si trattava che di mandarlo a prender un po’ di carta e delle penne. Un po’ l’equivoco, un po’ la sua flemma, un po’ la malizia e un po’ la buona volontà, tutto questo ha provocato la scena più divertente da rappresentarsi con successo in qualsiasi teatro.
Testo originale tedesco · Neapel, Montag, den 19. März 1787.
Neapel, zum 19. März.
Man darf nur auf der Straße wandeln und Augen haben, man sieht die unnachahmlichsten Bilder.
Am Molo, einer Hauptlärmecke der Stadt, sah ich gestern einen Pulcinell, der sich auf einem Brettergerüste mit einem kleinen Affen stritt, drüber einen Balkon, auf dem ein recht artiges Mädchen ihre Reize feilbot. Neben dem Affengerüste ein Wunderdoktor, der seine Arkana gegen alle übel den bedrängten Gläubigen darbot; von Gerhard Dow gemalt, hätte solch ein Bild verdient, Zeitgenossen und Nachwelt zu ergötzen.
So war auch heute Fest des heiligen Josephs; er ist der Patron aller Frittaruolen, d. h. Gebacknesmacher, versteht sich Gebacknes im gröbsten Sinne. Weil nun immerfort starke Flammen unter schwarzem und siedendem Öl hervorschlagen, so gehört auch alle Feuerqual in ihr Fach; deswegen hatten sie gestern abend vor den Häusern mit Gemälden zum besten aufgeputzt: Seelen im Fegfeuer, Jüngste Gerichte glühten und flammten umher. Große Pfannen standen vor der Türe auf leicht gebauten Herden. Ein Gesell wirkte den Teig, ein anderer formte, zog ihn zu Kringlen und warf sie in die siedende Fettigkeit. An der Pfanne stand ein dritter, mit einem kleinen Bratspieße, er holte die Kringlen, wie sie gar wurden, heraus, schob sie einem vierten auf ein ander Spießchen, der sie den Umstehenden anbot; die beiden letzten waren junge Burschen mit blonden und lockenreichen Perücken, welches hier Engel bedeutet. Noch einige Figuren vollendeten die Gruppe, reichten Wein den Beschäftigten, tranken selbst und schrieen, die Ware zu loben; auch die Engel, die Köche, alle schrieen. Das Volk drängte sich herzu; denn alles Gebackene wird diesen Abend wohlfeiler gegeben und sogar ein Teil der Einnahme den Armen.
Dergleichen könnte man endlos erzählen; so geht es mit jedem Tage, immer etwas Neues und Tolleres, nur die Mannigfaltigkeit von Kleidern, die einem auf der Straße begegnet, die Menge Menschen in der einzigen Straße Toledo!
Und so gibt es noch manche originale Unterhaltung, wenn man mit dem Volke lebt; es ist so natürlich, daß man mit ihm natürlich werden könnte. Da ist z. B. der Pulcinell, die eigentliche Nationalmaske, der Harlekin, aus Bergamo, Hanswurst, aus Tirol gebürtig. Pulcinell nun, ein wahrhaft gelassener, ruhiger, bis auf einen gewissen Grad gleichgültiger, beinahe fauler und doch humoristischer Knecht. Und so findet man überall Kellner und Hausknecht. Mit dem unsrigen macht’ ich mir heute eine besondere Lust, und es war weiter nichts, als daß ich ihn schickte, Papier und Federn zu holen. Halber Mißverstand, Zaudern, guter Wille und Schalkheit brachte die anmutigste Szene hervor, die man auf jedem Theater mit Glück produzieren könnte.
Oggi

Via Toledo, il Molo e i vicoli intorno; la piazza con i ragazzi sul lastrico caldo non è nominata.
Dove: Via Toledo, 80134 Napoli
Opere e documenti


Ricostruzione AI

Approfondimenti
Fonti
J.W. Goethe, Italienische Reise, testo originale tedesco (pubblico dominio).
Traduzione di Eugenio Zaniboni (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, Firenze, Sansoni, 1924; pubblico dominio).



